apologie e apostasie di un trepido "The inflated style is itself a kind of euphemism."
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Eclampsia Arrivò perciò l’ecpirosi, che non fu un big crunch né una palingenesi, non fu una palinodia dettata da dio nello stile dell’apostasia al profeta Abramo, mai mossosi da Ur dei Caldei, dotato d’armoniosa grafia; arrivò e fu poco più di un refolo, refluo, che si liberi da ogni punto del vuoto geometrico praticato dentro di noi scritto da Climacus | 19/06/2009 20:14 | commenti (1) | ||
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se un giorno le loro schiene dovessero urtarsi, sarà perché Callipige lo tiene in una tale considerazione da pedinarlo all'inverso, sarà perché la repulsione tra poli opposti avrà coinvolto i loro vecchi abbracci, il rizzarsi di capezzoli, bulbi piliferi e via discorrendo con le cariche elettriche migrate ognuna sul davanti, smagnetizzando il retro, non più introversi né estroversi quelli che furono amanti e per un breve tratto di strada (comune) amici ora li ritroveremo retroversi, né varrà la pena, spingendo, torcendo e così via girarli per vederli arretrare come speciali statue innestate su cremagliere scagliandosi improperi quasi facenti parte dei rispettivi campi magnetici, improperi viranti verso il rosso per effetto doppler e non per l'attivarsi di luminarie erotiche formanti binari sospesi a mezzaria finché il mondo non avrà più posto per farsi percorrere in tondo e per quella specie di stalking inverso, vedi note, le loro schiene urtarsi dovranno. NOTE pedinare all'inverso significa tra le altre cose ribellarsi al guinzaglio ma non al padrone chi sia il padrone è da stabilirsi secondo scienza e coscienza: la categoria cui pertiene il guinzaglio è quella dei vincoli. Non è tuttavia sufficiente, neppure come similitudine, appurare la maggiore o minore distanza del nodo scorsoio rispetto all'una o all'altra delle estremità del capestro per affermare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che esso sia inteso a stringere -con forza proporzionale alla trazione esercitata che, essendo di tipo gravitazionale non varia col variare del peso dell'impiccato (vd scienza)- il collo di quest'ultimo e non il braccio della forca. la categoria cui pertiene il capestro è quella dei vincoli. ci sono vincoli che non possono essere spezzati: li chiameremo vincoli di sangue. Non vanno confusi neppure in sede di ipotesi con i legami di sangue è opportuno separare inoltre la categoria delle pastoie da quella dei vincoli di sangue, ove non intervenga un elemento esterno alla definizione generale che renda inservibile la distinzione la pastoia va intesa come un impedimento che si configuri come funzionale all'ottenimento di una coazione dal carattere temporaneo e reversibile in caso di stalking sarà compito dell'accusa il dimostrare che il soggetto persecutore abbia violato la libertà del soggetto paziente operando su di un vincolo e non su di una pastoia. Chi sia il soggetto paziente è da stabilirsi secondo scienza e coscienza. Il reato di stalking inverso è ravvisabile nella fattispecie in cui paziente e padrone siano la stessa persona o persone diverse ma sovrapponibili secondo analisi funzionale e comportamentale. la coscienza è attualità pura e appurata. La coscienza resta al di sotto di quanto è virtualmente appurabile, ne è un presupposto indimostrato. La scienza del mondo è scienza di ciò che accade. NOTE chi è padrone di chi? è padrone chi esige? Come può esigere chi è in posizione tale da subire la volontà altrui? Padrone non sarà dunque chi la volontà impone? Quale delle due volontà poteva dirsi forte abbastanza da imporsi sull'altra? La volontà non accade. L'avvenimento, l'evento, l'accadimento non rendono manifesti che se stessi. La volontà è un'ipotesi indimostrabile. Esiste fintanto che viene nominata, è nominata fintanto che resiste il principio di assegnare cause ad effetti. Non lo vedi che la catena della causalità ti condurrà sempre a cercare in un noumeno inconoscibile, esterno all'esperienza perché sottratto alle forme della stessa, escluso dallo spazio come dal tempo, il sostegno ontologico di un fenomeno altrimenti illusorio nella rincorsa disperata al proprio essere frustrata dal divenire che è un balzo nella discontinuità, nella negatività del discreto, nella discrepanza del discreto, nel non essere del presente? l'oggetto pedina la propria essenza, è allo pseudosartre di questa massima che intendevi portarmi col tuo stalking inverso? scritto da Climacus | 09/06/2009 11:55 | commenti (2) | ||
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Improvvisazione in si bemolle maggiore Le tube di Fallopio (con due /p/ ) possono anche dirsi trombe uterine mentre le trombe di Eustachio sono altresì chiamate tube uditive. Questo ingenera un'oggettiva confusione. L'oggettiva confusione potrebbe essere risolta impiegando la categoria più generale degli ottoni, che però diedero un gran numero di sovrani al Sacro Romano Impero, aggiungendo confusione a confusione. Risalendo ancora di categoria, troviamo i fiati, che malauguratamente suonano come iati e meati di cui è ricco il corpo. Un corpo ricco di iati e meati non è detto però che sia sano. Lo iato ricorda la dieresi e se uno ha la dieresi o è un Goethe oppure è semplicemente un povero diavolo che ha pagato un gastroenterologo dalla grafia quasi incomprensibile per una diagnosi che chiunque avrebbe saputo dare. Il tunnel carpale, non scostandosi molto dalla definizione di meato, è dal canto suo un'altra delle testimonianze di quanto riportato più sopra. Un corpo ricco ma non necessariamente sano è potenziale ricettacolo di confusione in quanto disordine. Continuando a scartabellare nella direzione che dal particolare conduce all'universale, dal nome all'iperonimo, troviamo che i fiati sono strumenti musicali inquadrabili nell'orchestra. Orchestra è categoria troppo generica, tanto più che né Fallopio con due /p/ né Bartolomeo Eustachi furono direttori, compositori o esecutori. Ebbero i loro cazzo di strumenti, è vero, ma dubito che fossero musicali. Essi furono anatomisti. Il tomismo è la corrente filosofica nata per opera di Tommaso d'Aquino e dei suoi seguaci. Tommaso e il tomismo ebbero feraci oppositori. Mi sembra strano che non fossero anatomisti. E' anche vero che gli anabattisti non sono relazionabili a Battisti. Tommaso fu in odore sia di santità che di eresia: prevalse la santità, ma non in lui, bensì in chi lo giudicò santo. E' buffo, a pensarci bene, questo essere in odore. E' buffo anche essere santo per opera di un tribunale e non per opera propria. Ancora lontano era del resto il dibattito sull'efficacia delle opere di matrice luterano-calvinista. Essere inodore è come essere incolore o impalpabile. Nemmeno Lycia Persona è perfettamene inodore. Tu che usi lycia persona, perché pretendi di essere inodore se neppure lycia persona è inodore? (così, solo per dire che il blog non è morto) scritto da Climacus | 04/05/2009 15:41 | commenti (8) | ||
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L'ultima apologia di Climacus (la prima di Carlo) E' sempre strano per me sentirmi chiamare Carlo. Persino quando mi scrivono, devo trattenermi dal lanciare un'occhiata sopra la spalla per assicurarmi che non stiano cercando qualcuno che mi sta dietro. E poi non è detto che quel qualcuno non si nasconda all'ombra dell'altra spalla, al di sopra della quale non getto mai lo sguardo perché là il collo è più rigido, la testa meno mobile. Forse ho un principio di gobba. O di gotta. Ci sono punti in cui la testa è friabile. La nuca frana, sdruciolano le meningi, l'una sull'altra. Poi è il soffitto a volta dei ventricoli a cedere. Una macchina emunge lungo una cannula che passa per la spina dorsale, su fino al tronco encefalico: il ponte di Varolio si sgretola e non ci vuole molto perché crolli la cupola e dall'alto si noti l'imbuto dalle ripe che si allargano scivolando nell'aspiratore con un sibilo di risucchio. Gli ultimi ad andarsene con un suono molliccio sono i bulbi oculari: ciò che è turgido finisce sempre col fare un rumore flaccido. Già gli avevo dato un nome. Con chi mi scuserò d'averlo abortito? scritto da Climacus | 09/04/2009 16:44 | commenti (8) | ||
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Misure anti-stalking (post in divenire) se un giorno le loro schiene dovessero urtarsi, sarà perché lo tiene in una tale considerazione da pedinarlo all'inverso NOTE pedinare all'inverso significa ribellarsi al guinzaglio ma non al padrone chi sia il padrone è da stabilirsi secondo scienza e coscienza: la categoria cui pertiene il guinzaglio è quella dei vincoli. Non è tuttavia sufficiente, neppure come similitudine, appurare la maggiore o minore distanza del nodo scorsoio rispetto all'una o all'altra delle estremità del capestro per affermare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che esso sia inteso a stringere -con forza proporzionale alla trazione esercitata che, essendo di tipo gravitazionale non varia col variare del peso dell'impiccato (vd scienza)- il collo di quest'ultimo e non il braccio della forca. la categoria cui pertiene il capestro è quella dei vincoli. ci sono vincoli che non possono essere spezzati: li chiameremo vincoli di sangue. Non vanno confusi neppure in sede di ipotesi con i legami di sangue è opportuno separare inoltre la categoria delle pastoie da quella dei vincoli di sangue, ove non intervenga un elemento esterno alla definizione generale che renda inservibile la distinzione la pastoia va intesa come un impedimento che si configuri come funzionale all'ottenimento di una coazione dal carattere temporaneo e reversibile in caso di stalking sarà compito dell'accusa il dimostrare che il soggetto persecutore abbia violato la libertà del soggetto paziente operando su di un vincolo e non su di una pastoia. Chi sia il soggetto paziente è da stabilirsi secondo scienza e coscienza. Il reato di stalking inverso è ravvisabile nella fattispecie in cui paziente e padrone siano la stessa persona o persone diverse ma sovrapponibili secondo analisi funzionale e comportamentale. la coscienza è attualità pura e appurata. La coscienza resta al di sotto di quanto è virtualmente appurabile, ne è un presupposto indimostrato. La scienza del mondo è scienza di ciò che accade. NOTE chi è padrone di chi? è padrone chi esige? Come può esigere chi è in posizione tale da subire la volontà altrui? Non è padrone chi la volontà impone? Quale delle due volontà poteva dirsi forte abbastanza da imporsi sull'altra? La volontà non accade. L'avvenimento, l'evento, l'accadimento non rendono manifesti che se stessi. La volontà è un'ipotesi indimostrabile. Esiste fintanto che viene nominata, è nominata fintanto che resiste il principio di assegnare cause ad effetti. Non lo vedi che la catena della causalità ti condurrà sempre a cercare in un noumeno inconoscibile, esterno all'esperienza perché sottratto alle forme dell'esperienza, escluso dallo spazio come dal tempo, il sostegno ontologico di un fenomeno altrimenti illusorio nella rincorsa disperata al proprio essere frustrata dal quel suo divenire che è un balzo nella discontinuità, nella negatività del discreto, nella discrepanza del discreto, nel non essere del presente? l'oggetto pedina la propria essenza, è allo pseudosartre di questa massima che intendevi portarmi col tuo stalking inverso?
scritto da Climacus | 02/04/2009 15:31 | commenti | ||
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Borotalco
Il rumore acido di jazz fusion alla Scott Henderson, il penultimo Henderson, o ultimo che sia non importa, in trio, nella stanza di Rose, dove dominano le superfici in formica (non che il trio di Henderson sia presente fisicamente nella stanza di Rose, ma va detto però che quando George è lì pare consustanziarsi, per suo tramite, alle pareti) armonizza con l’amplesso che si bilancia e pesca il baricentro in un blues voracemente lento, come la donna che si accoccola sulla canna della bici e non cade perché pedala forte, George, ma non appena comincia una salita per Pantanì e lui strafoga, giusto per ricordare che l’affogare non è abbastanza, è il pant pant del fumettaro che si sbriciola, è extra-affogare; giusto per ricordare che l’aria è cibo, che il cuore è immerso in un intingolo, un pugno unto da carne di maiale cotta in barili di burro, la digestione una gran fitta nel bianco dello sfintere contratto, quel bianco d’uovo sodo che è l’infarto dell’ano da cui si dipartono tutti gli infarti tipo, lo sapete, le strade del proverbio che portano a Roma, l’ano infartuato, che ridere! che ridere, donna tampone uretrale, donna borotalco, mai isterica se non quando è lì lì per cadere dalla punta della bandiera issata; ma non appena lui non spingerà più sui pedali e le forcelle porteranno segni di contusioni e traumi da torsione, -oh George!- lei dovrà stendergli le braccia intorno al collo, allora, coi piedi piantati in terra, George il Seducultore le alliscerà le concavità ascellari appena sdrucite, da cui uscirà col naso incipriato, che ridere, donna borotalco, fargli l’effetto della coca, e Scott Henderson spetezzerà quei sei-sette bending col tiro hendrixiano, quasi ma quasi con l’intenzione di bucarli entrambi, quasi drammatici come i tre iniziali bending di red house, drammatici come il Riccardo III di Shakespeare, drammatico nel senso della giovinezza di Ivan primo Czar di tutte le Russie e di tutte le terribili giovinezze… ma basta cincischiare, dice Rose: -oh my gold- (propriò così, sic et simpliciter, e lo dice a George il Seducultore, che ama invece rivolgersi alle donne borotalco con frasi come -facciamo che io dormo e tu mi vegli- [proprio così, vegli, e non svegli, come crederebbe volentieri chi vede in George un bifolco australe]) -Oh my gold, oh my gawd, questo cazzo è un dono, all’incirca quanto l’intelligenza…- Ma George, che ancora mellifluo si attarda sull’onda di piena di cui pescava poc’anzi il baricentro, non è stupido al punto da non intuire il seguito della frase inciampato e mai più risollevatosi nella strozza di Rose, qualcosa come ”… l’intelligenza che in voi difetta” noi presumiamo. Siamo bravi a desumere, quando per esempio ci figuriamo che, col sorriso aperto in una mano che batte un cinquefratello, quelli come George non si berranno neppure un goccio della nostra condiscendenza. Desumiamo dai loro sguardi un surplus di gratitudine, surplus che quelli come noi sorbiranno giulivi in vece di integratori vitaminici. George replica, tenendo il suo gran dono in mano e a lui rivolgendosi, più che a Rose, nonostante l’ondeggiamento del glande, il pigolio della sua boccuccia, ci spinga a ipotizzare che George stia addirittura per fare il ventriloquo, ipotesi scartata perché è tipicamente caucasico affibbiare caratteristiche antropomorfe, il pupazzo del ventriloquo per intenderci, a un cazzo africanus, quasi seguendo a istinto un principio antropico formulato nei cessi degli autogrill: -è me che devi ringraziare, lui infatti mi ha chiesto un passaggio per venirti a far visita e, dato che è senza patente, io l’ho accompagnato. Felice che la sua visita ti abbia… uhm… instillato allegria. Ora però è tardi, c’è il coprifuoco, vero piccolo? Vedi come annuisce? Meglio rincasare.- E sembra tutto finito. Ma Rose, donna borotalco, è solo ingenua, non cattiva. Ha fatto male George a risentirsi per quella frase mai inciampata in una strozza. Quella sull’intelligenza è stata una mia e vostra supposizione; una supposizione davvero razzista se non fosse stato lo stesso George, che è orgoglioso, a farla. Ma noi siamo capaci di supporre orgoglio in un negro? Dice lei suadente, con voce vellutata, e assoluta franchezza: -Non puoi lasciarlo qui un altro po’ e andartene da solo? Se è per la patente, a casa ce lo riporto io in macchina.- Ed è in quel momento che, finalmente, in Rose, Marilyn ci appare.
Da canfora soap scritto da Climacus | 07/03/2009 15:43 | commenti (7) | ||
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inizia così la mia partecipazione ad un blog tutto nuovo, in compagnia della vulcanica e vulcaniana mrka : canfora soap Avevo immaginato di descrivere una cosa tipo “Verissimo” in una versione sconosciuta agli amici di canale 5, “Verissimo dietro le quinte”, come quei film porno in cui si vede tutta la preparazione muscolare degli attori (stretching ortodosso e intimo) e scenografica (pulizia della piscina dal fogliame, disposizione dei divani), il regista tirannico che detta le coreografie, le battute e i peti involontari che fanno letteralmente scoppiare un’orgia di risate, i “come stai bene grazie ma potrei stare meglio se solo tu”, con te nella parte della bella gnocca filopiersilviusconiana e io nel ruolo del tipo chic efemminatissimo che la filopiersilviusconiana stuzzica ogni giorno in camerino, con poco innocenti pizzicotti sul sedere prima, carezze sempre meno fugaci sempre più rapaci capaci esperte al viso al petto e al bassoventre poi e, infine, una sensazionale elaboratissima pirotecnica scena di nudo che sarebbe integrale, il nudo, se non fosse per le autoreggenti da sballo ricamate a motivi religiosi -una miriade di pissidi e ostensori,- che continua/i a indossare, mentre già volge/i il capo alla telecamera dicendo in un soffio caldo di talco rosa fumetto che si spande, si enfia, lievita, gravita come un fumetto -J’adore-, la parrucca bionda calcata disordinatamente sul già menzionato capo in un modo tra lo scanzonato da un parte ed il canzonatorio dall’altra, per somigliare a Charlize nonostante le curate ma folte ed esecrande in tale contesto sopracciglia nere, e qui farei partire una divagazione pseudohegeliana sull’idea estetica pura che ancora non ha conosciuto l’altro da sé ed è perciò immune dalle peripezie tipo fenomenologia dello spirito che la porteranno alla riflessione autocosciente e all’irrequietezza o persino morbosità se non addirittura oscenità deformità teratologia scatologia orrore negli esiti più estremi che è rappresentata, l’idea al di sotto del bene e del male, dalla perfetta Charlize, mentre io, nella parte del tipo efemminatissimo, continuo a dire -no, non posso, ti prego di non mettere a dura prova i miei saldi ma comunque passibili di cedimenti princìpi morali- con sempre maggiore sofferenza, frequenza, insistenza e come combattendo la voglia di saltarle/ti addosso e rubarle/ti le autoreggenti, cosa che in effetti faccio affrontandola/ti come un gatto affronta un… un… un molosso, per poi ballare e piroettare, mettendo a dura prova questa volta l’elasticità delle autoreggenti (ma anche, si saprà dopo, l’affidabilità del pace-maker) tirando come un mulo entrambe le autoreggenti, aiutandomi in certi frangenti con i piedi, al punto da diventare tutto rosso in faccia, sudato da far pena e con quell’ansito chioccio che disvela l’insufficienza cardio-respiratoria-circolatoria ma capace con quell’ultimo, tragico sussulto che fa sobbalzare i cuori di impadronirmi della telecamera, le autoreggenti intorno al collo come un boa, una telecamera tutta per me e dietro di lei un cameraman semplicemente incantato tutto per me e ancor più dietro un mondo incantato stile Chicco linea per adulti tutto per voi, e dopo essermi impadronito della telecamera, cantare la canzoncina della Golden Lady con un filo di voce e stramazzare al suolo senza vita non prima di aver salutato i telespettatori con un ultimo, sì, anch’esso ultimo, e tragico, sì, anch’esso tragico ma per caparbietà ammiccamento. Questo avevo immaginato di descrivere: la televisione genera mostri. scritto da Climacus | 26/02/2009 13:03 | commenti (8) | ||
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Categoria: facebook, gruppi Le prefiche riformate nella cultura dell'intrattenimento
scritto da Climacus | 21/02/2009 10:12 | commenti (3) | ||
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In sintesi Il laico cerca dio nella figa il sacerdote la figa in dio
forse non è roba mia, ma solo una rimembranza isterica. Fate conto che l'abbia sentita a Ballarò, detta da Casini. scritto da Climacus | 19/02/2009 19:48 | commenti (3) | ||
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Di ritorno dalla corsetta mattutina credo, suppongo, immagino mi concederò un po' di sauna e massaggi con una professionista Thai per riattivare la circolazione all'Unità (non il quotidiano) che innavvertitamente è sgusciata fuori dall'apertura sul davanti dei boxer ed è così rimasta semi-impiccata tra i drappi di un sipario intimo già pesante e reso ancor più soffocante dall'attrito compressivo esercitato dalla possanza delle mie falcate, sfregando la testolina insensibile per sopravvenuta ipossia e, al termine della corsa, come brunita contro i pantaloni estivi e lisi di una tuta-tutta-spifferi appartente a mio fratello che mi pregio di usare anche a temperature da crepuscolo marziano perché sui lati porta stampigliata la scritta "Polisportiva e Poliambulatorio C...." che adoro nonostante metta a repentaglio l'esistenza dell'Unità, di un mio desiderio segreto di, come dire, "rampollare", cioè aggiungere polloni al ramo quasi esausto della Dinastia cui appartengo e mi condanni fino a maggio a una pressoché ininterrotta teoria di crisi dissenteriche che a volte mi inducono a sospettare d'aver contratto il colera mangiando ostriche, sempre che si possa contrarre il colera mangiando ostriche e non la legionella o una epatopatia così banale che per buscarla non occorra affatto essere dei privilegiati, suppongo. scritto da Climacus | 11/01/2009 12:53 | commenti (14) | ||
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L'utopia alla Mario Incandenza di DFW esercizio pratico rintracciabile anche tra le note della mia paginetta fb ![]() Altro che scudo stellare 10.54
la Gazprom, da cui dipendono in parte le sorti dell'Europa in fatto di consumo energetico -almeno fino a quando non sarà pronta la novissima centrale a fusione nucleare sognata da Carlo Rubbia, vagheggiata in modo infantile dall'Onorevole Casini, schifata con il solito difetto di lungimiranza dai veltroniani e progettata da uno staff di illuminate menti profughe riunite dal genio carismatico del Premier Berlusconi, capace di soddisfare le esigenze caloriche di Vecchio e Nuovo Mondo e il cui varo è previsto per l'anno duemilaeoltre- ha lanciato in orbita nei giorni scorsi un enorme Cuore cui saranno collegati tutti gli oleogasdotti, onde evitare che le condutture passino sul suolo canaglia ucraino. I paesi che si riforniscono dalla Gazprom dovranno a loro volta spedire nello spazio i tubi che, afferenti al momento in cui scrivo, allacciati al cuore, saranno finalmente -è il caso di dirlo- efferenti. E in molti, qui a Mosca, scommettono che il primo dotto efferente sarà proprio quello degli impagabili amici italiani.
Quel baluginio piuttosto intenso che gli stessi italiani hanno scorto nel cielo intorno alle 23 di ieri non è dunque da attribuire a meteoriti o meteorismi alieni, ma, più banalmente, al collaudo del nodo del seno del Grande Cuore Russo, perché pare che un errore in fase di assemblaggio, di cui si è scoperto immediatamente il colpevole, un ceceno con passaporto georgiano migrato in Ossezia del nord, Респу́блика Се́верная Осе́тия-Ала́ния, all'alba della dichiarazione di indipendenza dell'Ossezia del sud e perciò già conosciuto alle autorità, tale Zumirov, il quale, secondo fonti russe, sarebbe stato fatto prigioniero dallo stesso Putin durante una battuta di caccia alla tigre siberiana, determini il formarsi di aritmie ventricolari di cui non sarebbe nota la gravità. Soprattutto in assenza di gravità.
Fonte: Ansima
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chatto solo con gli sconosciuti di vecchia data (vernacolare di non so bene quale borgo laziale) Semo tutti amiconi sul faisbook. Ce sta la bacheca e a vorte ci si manda pure li biglietini, quelli che passano di banco in banco, come a scuola. E mentre che passano de banco in banco te vien voglia di legere, come a di' -vedemo questo che c'ha da scrive', magari sta a fa' un po' de autin (outing) e l'autin me sfrucuglia (in senso bono) un sacco- e 'nvece poi non ci trovi l'autin ma la solita chiachera de chi s'empiccica de li afari altrui, e allora te vien da berciare -'namo, fatti li cazzoli tua!- epperò, tu, col biglietino bello spiegato sotto ar naso capisci che se' l primo a non farti li cazzoli tui e ti senti pure d'ave' fatto 'na figura de fesso, e te vai a nasconde', ma non sotto ar banco, perché si' troppo cresciuto per starci, ma sotto tre strati de guancia arrossata, sempre che tu ci abbia na coscienza, che mica gli è sicuro che tu o io o que l'altro ci avessimo una coscienza pe arrossì de noiantri. Va' a vede' le bacheche: pare de sta' 'n classe quanno c'era l'ora buca, solo che la classe è cambiata. Cioè, le facce più o meno so' quele de na vorta, e perciò l'hanno chiamato faisbook, so' i vestiti ad esse', come te posso di'? più alacciati, più abbottonati. Nun ne esce gnente, tanto so' stretti 'sti managgia de vestiti! alle maniche, alla cintola, in fondo ai carcagni, che quando c'hai de 'nfilà i piedi in que' buchini che saribbero le brache, hai voglia quanto piagnere e quanto frignare! Pe nun parlà der collo, che da lì non escirebbe manco un pelucco de quela barbolina che ci avete voi donne pure, tipo sugli zigomi o sulle braccia. Nun ne esce gnente, manco un fiato, un odore de pelle sudata, na scureggia, che ci farebbe tutti più sozzi e più omini o donne. Pure le scureggie trattengono li vestiti. Ma perché alora ce stiamo a ravanà la rete intera pe' raccattà tutti quei cosi alla tuitter, che uno te dice -dorme fino alle nove, poi alle dieci torna a dormì- tu pensi -ma ficcatelo nel culo- e poi nvece gli rispondi -bravo, è quelo che desidererebbi anche io- mentre i blogghi, che erano un pochino meno farsi, li lasciamo lì a morire, quasi vergognandoci, che se venisse uno che nun hai mai visto a chiederti -l'hai scritto tu quel coso a nome climacus?- forse te verebe de girarti a destra e poi a sinistra per dirgli -ma chi cazzo è 'sto climmacux?- scritto da Climacus | 27/12/2008 14:42 | commenti (8) | ||