apologie e apostasie di un trepido "The inflated style is itself a kind of euphemism."
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Otto Dix (1891-1969); Newborn Baby on Hands (1927)
Dopo quattro ore di fatica e sudore, ho dato alla luce il mio ultimissimo pargoletto. Dato che sono troppo provato per linkare, vi rimando al (clicca!) situato qualche centimetro più in basso. Sarete catapultati nella pagina di Asclepia-Tulipani, che ieri ha postato una nuova storia. Alla fine del racconto, Asclepia, fuori di sé per la rabbia, chiama in causa il mio povero, tartassato personaggio con un link che vi permetterà di accedere alla mia creaturina acefala, colpevole di tante tribolazioni e spargimenti di deodorante. Tutto chiaro? scritto da Climacus | 29/12/2003 12:56 | commenti (13) |
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Datemi un cerotto, per favore. (clicca!) scritto da Climacus | 27/12/2003 23:08 | commenti (13) |
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Roba vecchia che dovrei trascurare ma che riesumo dal defunto blog, riesumando a fortiori il defunto blog, per esilararmi. Colendissimo A.,
Sai bene quanto vorrei ringraziarti e lo farei sanza tema, se non ritenessi un mezzo inadatto tale missiva e se non conoscessi la voce del cuor rinseccolito che pulsami nel petto con palpitante, meschino sprezzo. Son troppo abituato a confessarmi col distacco che il senso della parodia rende aculeato e a compiacermi delle infinite concessioni che accordo alla mia stremata e gobba e becera retorica, (-ci risiamo. perché non dici chiaro e tondo che il tuo confessore è uno psichiatra-psicoterapista?- ) per non sentirmi urtato dalla tua appassionata schiettezza. E per un istante che risorge ad ogni tua lettera, un grumo si scioglie in un abisso che squarcia la distesa altrimenti uniforme su cui si adagia, strato dopo strato, pagina dopo pagina, il lento fluire della mia coscienza. (-bravo.-) (-grazie.-) (-non ho mai incontrato nessuno che riuscisse a collezionare tanti cliché in un paio di righe.-) (-'nculo.-) Ma, è ora che tu lo sappia, mio caro amico, tante sono le guardie che ho posto a difesa del palagio e non perché custoditi vi siano grandi tesori; temo però che a forza di tradurli da una città all'altra, (-non essere sibillino. scrivi pure: "da un lettino all'altro".-) (sssh, zitto che è un momento importante.) di esporli come merce, di vederli trafugati, di infilarmeli su per il culo per superare i controlli doganali (-l'hai scritto tu, vero?-) (-no. questa è tutta farina del tuo sacco.-), un giorno arriverà in cui saranno talmente scipiti e ammaccati che barattare li dovrò cum delle pietruzze colorate che manco ti ci fai la collanina. (-bravo!-) (-grazie!-) |
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Avviso Gonfio fino ad esplodere di sovrumano piacere, sono onorato di presentarvi -strano a dirsi ma mi sono spuntate le poppe dell'annunciatrice ultrasessantenne di Rete 4- i nuovi episodi della fiction "il Monastero", scritti diretti e interpretati dal bravissimo Akin. Oggi conosceremo mister Brentano, protagonista di un'avventura surreale, resa drammatica dalla particolare sensibilità con cui l'autore riesce a trasformare un incontro grottesco in una efficace rappresentazione del degrado provocato dalla spersonalizzazione di un'umanità resa orfana della propria intima dimensione privata. La vicenda è preceduta da una sofferta presentazione del personaggio. Buona lettura.
Jean Dubuffet (1901-1985), Frayeur (1924) scritto da Climacus | 24/12/2003 16:25 | commenti (13) |
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Dialoghi sulla guerra: 4)Xmas Pulp -Ho sognato tuo padre. Cercava di aggredirmi con un dildo. Il dildo era fluorescente. Tuo padre che cerca di aggredirmi in un autosilo buio e deserto con un dildo fluorescente. E' assurdo, capisci? Cioè, l'autosilo un momento prima era tutto illuminato, poi arriva il black out, ed è stato lui a provocarlo perché so che con gli impianti elettrici se la cava meglio di un elettrauto... Tuo padre spera di trovare nel buio un perfetto alleato e in effetti il buio mi paralizza, cioè, tu pensa di trovarti in un autosilo deserto, e già il fatto che sia deserto rende l'autosilo un luogo perfetto, cioè, il posto ideale per le aggressioni e gli attentati e poi tuo padre sa che io sono nevrotico e che...- scritto da Climacus | 24/12/2003 12:03 | commenti (8) |
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Nuovo avviso sul modello del precedente Reme ha pubblicato il proprio ritratto di Lucy, ispirandomi un controritratto. Costì troverete i due nuovi brani monasteriali. scritto da Climacus | 22/12/2003 16:11 | commenti (24) |
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Avviso Il Monastero (vd venerdì, 5 dicembre) , tuttora in fase di progettazione, si è arricchito grazie ai contributi di tulipani (nel ruolo di Asclepia, femme fatale) e del sottoscritto (nel ruolo di Giona, eau de toilette). I due testi finora postati sono da considerarsi come presentazioni e approssimative caratterizzazioni di Giona e, soprattutto, di Asclepia e non aggiungono nulla alla fabula, se non sul piano puramente descrittivo. Al termine di un intenso e fruttuoso scambio epistolare, Akin e Reme hanno accettato con entusiasmo di rivestire i ruoli di Mr Brentano e di Lucy rispettivamente (ragazzi, quando facevo cenno all'esistenza di sicari stavo ovviamente scherzando). La storia da me iniziata dovrebbe proseguire grazie agli sforzi di questi baldi, intrepidi, folli, adorabili attori-narratori: non appena sarà pronto il nuovo capitolo della vicenda (ambientata nelle celle del labirintico complesso residenziale), non mancherò di avvisarvi, oh amabili lettori. Nel frattempo godetevi, se potete, questo aperitivo. scritto da Climacus | 21/12/2003 13:41 | commenti (22) |
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scritto da Climacus | 20/12/2003 12:08 | commenti (12) |
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27 (confessioni di un imbecille felice che non interessano a nessuno, compreso l'imbecille) Grazie a una overdose di imodium nel giro di quattro giorni sono passato dalla dissenteria alla stipsi. Il mio (??) vanta ormai più tentativi di imitazione de "la settimana enigmistica" e delle tette di Eva Robbins. John Holmes, poco prima di morire, ha donato il proprio pene alla città di Siena. Se la notizia vi pare criptica, dovreste informarvi sul materiale usato per la produzione dei tradizionali scudisci usati dai fantini durante il Palio. Anch'io penso che quando sarò a un passo dal baratro dalla parte del baratro (la battuta ovviamente non è mia, altrimenti riderei a crepacuore), donerò il mio pene all'associazione delle casalinghe sessualmente insoddisfatte. Sarà un toccasana per i loro mariti. La mia felicità è dura a morire. Credo sia merito dell'imodium. Da quando il dottor. O. è stato operato alla prostata, durante i nostri incontri non faccio che parlare di sesso. Forse è per questo motivo che dalle due sedute settimanali sono stato promosso alle due sedute mensili. Scemo chi legge. Vorrei che nei commenti vi sbizzarriste ad insultarmi con garbo e inventiva: mettetevi nei panni del dottor O. Questo post sarà cancellato non appena cesserà il mio stato di sciagurato benessere interiore. (alle 14:00 ora locale) scritto da Climacus | 19/12/2003 10:32 | commenti (33) |
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27 Cazzo! Ho dimenticato il significato di messiticci. In compenso ho imparato che esiste un muscolo posto tra l'osso ioide e la lingua detto muscolo ioglosso e che la iole non è soltanto mia zia ma anche una piccola imbarcazione oblunga con le scalmiere sugli orli dei fianchi. Oggi è stata una giornata movimentata, oserei dire campale, se sapessi che cosa significa. Hanno preso Saddam. scritto da Climacus | 18/12/2003 20:10 | commenti (13) |
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L'arte sottile, non ancora riconosciuta unanimemente come arte, e dunque. L'artigianato sottile, sempre che sia lecito far copulare sottile e artigianato, e a me pare che non lo sia, quindi. C'era qualcosa di davvero importante che avrei voluto snocciolarvi senza peritarmi di esibire pretenziose velleitarie redivive desuetudini lessicali, e invece. Scopro che le bassure, i piattumi, le paturnie, le sdruciture, gli sdilinquimenti, le arrendevolezze, le appannature, i voltafaccia, gli inaridimenti, le sgorbiature, i fraintendimenti, le fallanze, le ridondanze, le ludificazioni, i messiticci, le desipienze, le rudimentazioni di un pensiero ipertrofico solo a parole non sono scacciati dall'assimilazione febbrile di nuovi vocaboli ma, strano a dirsi, acuiti, incentivati, ringalluzziti, esacerbati dalla pinguedine che il pensiero, sapendosi infimo qualitativamente, efferatamente alimenta, postulante laido, questuante abietto, dando di sprone perché io lo vada a spelagare quando vi è penia di libresche oblazioni. Voglio dire che questo maiale all'ingrasso, quando si tratta di spiegare il più semplice dei concetti -teorema di Pitagora? Ah Ah Ah. Sii cortese, risparmiati le corbellerie per quando avrò terminato le mie: ho forse spifferato il nome del mio pensiero? Mi hai sentito proferire un Poincarè tra i denti? Ma quale pitagora d'egitto, parlo di concetti molto più semplici, di idee ovvie, mica di roba che col gesso ci riempi la lavagna!- dicevo, prima che tu mi interrompessi proditoriamente, che questo tacchino ripieno di stronzate impiega delle giornate interminabili per venire a capo di una questione lapalissiana: prova a farti spiegare la ricetta del pollo al curry se per le prossime quarantotto ore non hai impegni! Già, proprio così. Il mio pensiero ignora la differenza che passa tra un tegame, una terrina, una pirofila, una pentola, una marmitta, un paiuolo, un colabrodo, una teglia, una padella, un tegamino, una pignatta ecc. e questo perché ha solo una vaga familiarità con i concetti di recipiente pollo cottura cucina e cilindro per cui potrebbe anche consigliarti di far cuocere il pollo in un bricco o una brocca o una cuccuma o una teiera o un vassoio o un pitale o un container salvo poi ravvedersi, resettare e ripartire dal momento della spennatura per non confondersi nuov. Insomma, io oggi sono tanto felice. Era questo che volevo dirvi. scritto da Climacus | 16/12/2003 20:09 | commenti (29) |
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Don Giovanni; Atto Secondo, Scena Sesta Zerlina [Masetto, contadinotto dall'animo semplice ma assai geloso della fidanzata Zerlina, è appena stato malmenato da Don Giovanni. Il nobiluomo e infaticabile seduttore, infatti, dopo essersi travestito da Leporello per ingannare Donna Elvira, amante tradita, viene casualmente informato del piano ordito da Masetto per assassinarlo dallo stesso promotore dell'agguato. Zerlina, donna devota ma non priva di civettuola malizia, già concupita da Don Giovanni prima della cerimonia nuziale (che sarà rimandata e celebrata solo alla fine del melodramma), assiste e conforta lo sposo promesso pesto e dolente.] Vedrai, carino, |
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Consulterò Wittgenstein: "2.05 La totalità degli stati di cose sussistenti determina anche quali stati di cose non sussistono." (Tractatus logico-philosophicus) TADAAA GREAT GATE OF KIEV AHahah. ah AHahAHAH. haha.. ahahah. the great gate o'kiev the greit gate o'kif de greit geit o'kif degreitgeitokif repeat repeat repeat degreitgeitokif chorus degrreitggeittokifff scritto da Climacus | 14/12/2003 19:03 | commenti (14) |
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Diane Arbus (1923-1971), Child with a toy hand grenade in Central Park, N.Y.C. She said of her pictures, "What I'm trying to describe is that it's impossible to get out of your skin into somebody else's.... That somebody else's tragedy is not the same as your own." And of her subjects who were physically unusual, she said, "Most people go through life dreading they'll have a traumatic experience. [These people] were born with their trauma. They've already passed their test in life. They're aristocrats."
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Dialoghi sulla guerra: 3)Acredine bambina ...l'ideale deve rimanere lontano da sé poiché esso non può avere libero accesso alla sfera dell'essere ma è necessario che ne resti escluso per non perdere l'identità con se stesso. |
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Stai lontano da me e assicurati d'aver preso ogni precauzione contro il contagio. La maschera antigas è utile ma non garantisce una protezione assoluta. Nei migliori supermercati vendono il kit completo per affrontare con giusta spavalderia un attacco condotto con ordigni batteriologici o chimici. Ricorda: neppure un centimetro di pelle può rimanere esposto. Poi non dire che non ti avevo avvertito. Ti ridurresti a un ammasso di carni flaccide per giunta maleodoranti che si trascinano dal letto al bagno, dal bagno al divano, dal divano al letto. Gli unici segni che annunciano la presenza di un'intelligenza umana conglomerata nell'ammasso puteolante-deambulante di carni flaccide sono brontolii crassi che, quando la sofferenza soverchia la mite sopportazione, si organizzano in precise, taglienti bestemmie. Io so che tu non vuoi diventare come me. In passato magari ti sarebbe piaciuto, ma adesso è inutile che insisti e fai i capricci -mammina, insegnami a diventare come Climacus!- sono io, il supereroe che nella tua fantasia ha preso il posto di Nembo Kid, a sconsigliartelo. Pensaci bene. Sto approfittando di un momento di pace -stomaco e intestino, per ora, sembrano aver sospeso qualsiasi attività (evidentemente hanno bisogno di riprendere le forze per ricominciare ad angariarmi)- per lasciarti queste poche righe, scritte frettolosamente al fine di renderti edotto della mia situazione e dei pericoli che stai correndo entrando in codesto blog senza seguire una corretta profilassi. Volevo anche dirti che tornerò presto, molto presto e che questa è una minaccia. Ciao. scritto da Climacus | 11/12/2003 10:25 | commenti (14) |
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Nel nuovo blog di tulipani, la lingua a naso, troverete la spiegazione di ciò che io chiamo "significazione paraetimologica" come prassi adottata comunemente per conferire un significato arbitrario a vocaboli di cui ignoriamo il significato autentico come sintesi di etimo e contesti d'uso. Di seguito troverete dei lemmi trascelti da una lista preparata da tulipani cui ho affiancato definizioni fantasiose e divagazioni pseudolinguistiche basandomi sui criteri della significazione paraetimologica (sindrome da emulazione di Giacomo Devoto e Isidoro di Siviglia) SEGALIGNO: Quando sono raffreddato e ci ho la raucedine oppure, appena sveglio, la mia voce controtenorile si abbassa fin quasi al borbottio panciuto del fagotto, rotta dal raschio tabagistico, mia madre suole dirmi nel suo bresciano schietto: "senti cume ta set segaìt." Segaligno deriva certamente dal dialetto della bassa bresciana e significa rauco, catarroso, bassogracchiante, gutturalstridulante. GLABRO: Ecco che il glabro mi riporta allo scabro poiché il cervello mio è organizzato come un rimario (e dei peggiori, visto che l'assonanza la vince spesso e volentieri sull'omoteleuto, ma non è questo il caso). Scabro lo immagino come il contrario di glabro: la 'sc' dura de granito -un piccolo balzo e si arriva alla 'sk' monolito - contrasta assai, contrariando se così si può dire, la 'gl' acquoreo-saltabeccante, elastica e vispa e pazzeriella come un girino giullare degli stagni che si burla d'un barboso luccio anchilosato. MALVERSAZIONE: "Versi in uno stato pietoso": malversazione per me est sinonimo di cachessia. LEGULEIO: Virtuoso del peto, procurasi meteorismo cum zuppe e tisane ricche de ceci, lenticule, faggioli borlotti, scipolle borettane. Disdegna la loffa poiché non riscalda gli animi portando giovialità e spirito cameratesco. scritto da Climacus | 08/12/2003 11:53 | commenti (19) |
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IL MONASTERO (illustrazione di una idea balzana che sottopongo alla cortese attenzione di chiunque sia interessato a realizzare insieme a me un progetto di ipertesto interattivo integrato multistratificato subliminale escheriano full-optional sedili in pelle di camoscio d'oro 50 euro bocca 100 euro amore lungo lungo) GIONA Odore di vaniglia alle sei del mattino. Mi ero già fatto un'idea della -Forse che Brentano sia sonnambulo?- dissi, avvicinandomi ad Asclepia che |
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RICORDANDO BUDAPEST
Nella schiena, sotto la pelle e dentro le ossa l'umore appiccicoso dell'asfalto. Sopra di lui la fissità impietosa di un cielo troppo profondo, incorniciato da caseggiati e palazzi ricurvi. E ancora più dentro, il furore torpido, soffocato, di un desiderio estremo: quello di fondersi con il calpestìo che scrosciava intorno. Un calpestio che bisbigliava in crescendo, altalenante, oscillando dal trambusto di mille voci confuse al singulto unisono di una nenia ottusa.
Erano accorsi tre uomini, e poi altri tre e altri ancora che lo strinsero d'assalto, formando uno stuolo sempre più ampio e strepitante. Dall'altro lato della strada, una delle arterie del centro storico di Budapest, una folla rapita dallo stordimento ingombrava il marciapiede a pochi metri dal sottopassaggio del metro'. Tra quelle persone solo chi, come me, aveva udito lo schianto e, girandosi di scatto contemporaneamente al secondo, indefinibile rumore (un tonfo ovattato?), aveva potuto figurarsi l'impatto con il suolo, rimaneva imprigionato all'angoscia, incapace di muovere un muscolo. Era un giorno di festa. Un'intera metropoli veniva glorificata nel millesimo anno dalla sua fondazione da cittadini occasionalmente inorgogliti e turisti scodinzolanti. Tassisti abusivi, inchiavardati dentro auto ammaccate, passavano lentamente e lentamente sparivano.
Ci fu un urlo.
Per lui fu come una stilettata, una saetta verde e rossa che lo attraversò da parte a parte, mentre gli edifici foschi si inarcavano maggiormente, come per stringerlo in pugno.
Avrei voluto trovarmi nella stanza maleodorante di quell'albergo in periferia dove tutti parlavano italiano, chiuso nel bagno a consumarmi la pelle sotto lo spruzzolio fine e insistente della doccia e invece stavo in punta di piedi e vidi l'urlo materializzarsi in una donna minuta che lottava per uno spazio in quel garbuglio di sguardi. Parlava tedesco e sembrava che si stesse disperatamente giustificando, rivolgendosi a lui o a entrambi, perché potevo in qualche modo avvertire il contatto delle mani che gli strappavano la camicia e allentavano la cintura e vedere attraverso i suoi occhi sbarrati quei volti neri stagliarsi contro un cielo che assomigliava sempre più a un reticolo di china. Potevo assistere al moltiplicarsi delle ombre, mentre i primi soccorritori, accasciati vicino a lui, sbracciavano perché il cerchio dei curiosi si aprisse, lasciando filtrare un po' d'aria. La bicicletta incastrata sotto la BMW nera, la donna minuta implorante, mater dolorosa, il corpo esanime steso a tre metri di distanza, i passanti, i turisti con lo zaino in spalla, il cerchio di chi assisteva al compiersi di un rito, gli officianti, i curiosi sul lato opposto della strada, io. Bicicletta, bmw, mater dolorosa, io, turisti, unzione. Io.
Quando giunse l'ambulanza il formicolio insopportabile alla nuca cominciava già a diffondersi alle gambe e alle braccia, aprire e stringere le mani mi aiutava a scacciare uno straniamento che lottava per divenire panico. L'albergo, la doccia: quel giorno i tabelloni luminosi avevano segnato quarantadue gradi.
Budapest festeggiava e soffiava sulle sue mille candeline. Dalla bocca spalancata della metropolitana uscivano frotte di persone eccitate. Lungo i margini lastricati della strada dal nome impronunciabile, due file parallele di corpi accalcati marciavano disordinatamente, distendendosi a perdita d'occhio, fino a confluire l'uno nell'altro. L'eco della sirena si spense e mi lasciai spingere dalla corrente del corteo, moderno lupercale, immerso in un gorgo di canti alticci, risate, gridolini, parole incomprensibili ma taglienti come rasoi. Lui era morto, ne ero certo: una di quelle risate mi attraversò da parte a parte, saetta verde e rossa.
Ma se la morte mi aveva contagiato, lo stesso non riuscì a fare la vita.
scritto da Climacus | 03/12/2003 20:28 | commenti (39) |