apologie e apostasie di un trepido

"The inflated style is itself a kind of euphemism."
George Orwell


se credi che i post siano troppo lunghi, qui trovi il mio pensiero in sintesi

venerdì, settembre 17, 2004

 

Saturno imprime

Giove e Marte Angelica amerilli congregatari supplici auf

Stop. Pesante mi vesto ch'è inverno, premermi stare caldocoverso, premermi auscire indove stagione persona clama persona, in pubblica piazza, trans publica cena cenare al lume condiscepolo dell'urbe exclamabo: 'ehu, figura indolens, angelica al tratto sempre in veste serafica, semper in candida inscenare pallade virginali gote in fronte all'oltraggiuoso spiante per caso soverchia nuditas maravilliosa maravilliosa.' Et così m'annamorai il palato et il labbro sub lumine tentatore osservanto quiescente candore diviiiino in publica lum i n o sissima plaza. (plaza da café internettaro) Rimembro et sequo mihi mihi rimembrantia como io la discerno fulgida al tepore stagione sepolte. Fulgida sed fria friabilis folio papiro antiquissimo di rara specie venerata. Porterò meco in tomba amen.

Pesante vestuto non blanco non nero ma simile per tutto all'ignavo passante, passante mi faccio io anco e giungo per passi lentamente al loco convegno ammoroso, tutto senso callido carnasciante. Tutto, di fremito calore scosso, di tante bragie bruciante a poco, riccamente impettuto ohi becco dorato ohi compulsato secreto libello ammoroso, ohi chioma perlaceadiamante: pronto al ratto, ratto sonante morbo addorato, morbo di cui io, IO, IO sono humile humilissimo minchione discepolante, ahi mi conduco mano intrecciata mano al la capooostipite d'ogne mia relligione che io venèrro vénnero!!!!!! e sorda alla mia minchionaggine traduco di reggione in reggione, palazzo palazzo.

TTTTTTTTTTTTatto , io lubrifico esobirtando mastice collutttttazione, io io io, legge piango per colpa miserevole ahi miserevole, ahi miserando, ahi, colpa mater incesto mater , tutto è indegno per colazione mia, se non mater, se non mater.

UHI. Cresca mia leda, mio cigno, semele al mito rimando che giove cazzo supercosmo planava sub mondo divino, et non bastavano gli stupri dei fiumi né la bestialità humanissima, ecce humanissima. Ecco il fiore che pallido do petalo do polline do tanta increspaturigida mihi molle mihi indolenziamento scrrrezia de sanguine vene, de sanguine tanto pulsante che non saccio i n d o v e piantare seme se non in tanta fessura che sttttttttrazia (accidente). Vertigo uuh uh como ballassi su elica limite spazio ebbro d'angustia dollore soffre ma io fremo non cagnosco limite né lenitiiiiiiiivo a simile veeemenza né morte che biasimo mi cerchi infino al più ispido di flamme braciere ch'io merito imperché del ammore carnasciale ho fatto parossisssssssssmo per mio rincrescimento alla violenza dedito, al violento patema nel petto discepolo non savio, mai sazio, di fienili ch'io forse vidi per sogni molestando mio letto.

E or or tu, non perdonerammi? Io che morbida poesiuola, morbida ma non torbida sed intima et morbida como mio intimo, dedicai dedicabo a te tormentandomi in segno de pentimento sì ardito da ubbbbriacarsi, sì ardito pentimento da ubbriacarsi?

COLPEVOLE. scoperotti sine violare sentimento tuo che sforzerommi d'intuire tra tante parole che che che me piace sic tanto sentirmi uscire di boca di culo di boca di culo. E FANCULO! piccina, mio altarino de bovi coverso io musa mia, cornamusamia,,,,,,, haha!, io sacrifico altruistico all'arte, alla sedutio, alla virilità, a me

riassumendo tantissimo.

Dunque non inverno che piace, ma stagione di poco più pura, di poco, che di colore profana il candore ma ché! diluvia di sole che manco chiameremmo autumnale sibbene crepitino foglie sub suole, e crepitino briose. NAAAA. NON ATENA incazzatissima che 'l suo spione trasformò in merda ma prima in cervo o qualcos'altro cornuto che l mito bene ricorda, io ti rimando, atena nuda (spoliata de vesti virginali, ohibò pochissimo pelo immagino sul monticciuolo ché quasi la mano percorremi il cazzo)/ non lei, ma tu ch'io non trasfiguro gia mmai (maggari possibilità habendo sfigurrerrei, frena velopendulo meo!), ma compiutamente maneggio sine rimaneggiare, impadrognendomi de ogni tua pe cu nia, peculiarità, (ché cresce sulli alberi o sotto como pecunia, satireggio :), non lei ma TE violento de sguardi in unna staggione de transito che di colore un l'è nè carne né piscem tuttta così provuinciale e sbornia che mi dispero et la bacchetta magica invocando mi si drizzi farei sparire.

RICAGNOSCESTI MEA DISPERAZIONE

CONGRATULEROMMI

Già il fo, sensibile ad ogne variazione del tuo umore (vaginalis), humore vaginale.

(all'amico che vergogna s'addossa, per meglio strafottente morire, come io auguro, come io spero, come io


 
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Giovanni Pisano; Giudizio Universale

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