apologie e apostasie di un trepido

"The inflated style is itself a kind of euphemism."
George Orwell


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lunedì, gennaio 31, 2005

Omaggio a Queneau 

99 varianti d'autoflagellazione

 
1) Dito nell'uscio della casa degli Usher, in attesa del crollo (vd E. A. Poe)
2) Taglio dell'unghia incarnita con mozzasigari
3) Toelettatura del Gran San Bernardo
4) Alesatura delle nari
5) Sfilettatura del frenulo
6) Deviazione dell'uretra tramite inserzione di chiodo di garofano
7) Pediluvio in minestrone bollente
8) Elettrocuzione
9) Elencazione mnemonica dei nomi propri di persona contenuti in 'Genesi'
10) Elencazione mnemonica dei primi 60 decimali del p greco
11) Elencazione mnemonica dei titoli delle opere di Sant'Agostino
12) Salasso attraverso punture di zanzara
13) Ripetizione in sequenza delle parole 'emolumento-elucubrazione' alla massima velocità per 1000 volte consecutive senza scilinguare
14) Preparazione di crostata ai fichi d'india
15) Assunzione contemporanea di farmaci lassativi, diuretici, emetici
16) Assunzione di Viagra per partecipare a gara di salto con l'asta
17) Cantare un brano composto in esametri giambici con tempo di diciasette sedicesimi 18) Evitare di scrivere cazzate
19) Fare un buco nell'acqua
20) Immersione nel po' (scritto proprio po')
21) Alluce nella sportello a scorrimento del Transit
22) Barrire, Garrire, Bramire, Nitrire, Frinire durante la Messa
23) Indigestione di mandorle amare con conseguente rutto al cianuro 
24) Mordersi le gengive
25) Scapicollarsi (alla lettera e senza ausilio di vocabolario)
26) Cauterizzarsi una ferita che ancora non c'è
27) Procurarsi la ferita che prima non c'era, adesso c'è
28) Evitare di cauterizzarsi la ferita
per coerenza logica
29) Costruire un modellino funzionante di Stazione Orbitante Spaziale Internazionale ecc. in scala 1:1
30) Esiliarsi
31) Esilararsi
31) Sbellicarsi
32) Farsi cibo per vermi
33) Pestarsi un callo
34) Scongelarsi un gelone
35) Rubare l'osso all'alano del vicino
36) Rubare l'alamaro al vicino, capitano dei carabinieri
37) Rubare il calamaro al pescivendolo, il calamaio allo scrivano, il divano al pantofolaro, la pantomima al mimo, la mimosa all'ottomarzo, il marzapane al pasticciere, il panegirico al panegirista, l'estimo al contabile, la stima al notabile, lo stigma al venerabile, allo stilita lo stilobate, all'abate l'abito che non fa il monaco, al monarca la corona, alla corolla il pistillo, la stilla a chi è rorido, l'ostello a chi ruba il posto all'oste, l'ostia al prevosto e chi s'è visto s'è visto
38) Scegliere di dirigersi in direzione opposta a quella che s'è scelta
39) Giocare a calcetto saponato
40) Infeltrire dopo lavaggio a secco
41) Plaudire il plausibile
42) Arridere al risibile
43) Irridere il risicoltore
44) Dialogare con Eco
45) Imporre regole ad Eco (economizzare)
46) Imporre il proprio credo ad Eco (ecomenizzare)
47) Limarsi le pupille
48) Sottoporsi a 7 anni di psicoanalisi per accettarsi (nella schiena)
49) Emularsi nell'atto stesso d'immolarsi
50) Sfidare Zenone di Elea in una gara di velocità
51) Ingerire una tenia, o in mancanza di tenia, un Tena Lady contro le piccole perdite
52) Scodinzolare randagi
53) Avversarsi venendo alle mani, indi divincolarsi dalla rissa
54) Accalcarsi in solitario, indi divincolarsi dalla ressa
55) Tuffarsi nel lago d'Iseo, indi tumularsi come scoria radioattiva
56) Introiettarsi nella personalità di Calderoli
57) Navigare in internet con modem 56k per più di 15 ore
58) Evirazione del tratto gastro-esofageo
59) Deflorazione della flora intestinale tramite decespugliatore
60) Provocare tracimazione della sostanza grigia peri-acqueduttale mesencefalica chiedendo intervento riparatore dell'idraulico
61) Rimozione chirurgica senza anestesia di chiave inglese da corteccia cerebrale
62) Divorare una quaglia viva
63) Affermare con convinzione di fronte a commissione di virologi che 'zio Pino l'han ricoverato per l'ebola' (vd embolia), di fronte a commissione d'entomologi che 'la faccia di mia sorella d'estate si riempie d'efemeridi' (vd efelidi), di fronte a commissione di linguisti che 'andare da parma a brescia in litote non è poi così divertente' (vd littorina)
61) Attendere che Trapattoni indica una circonferenza stampa
62) Sostenere accanitamente di fronte a commissione di biblisti che il deuteronomio è un isotopo dell'idrogeno e che è deuterio discostarsi da siffatta verità
63) Martellarsi i coglioni
64) Depositare le uova e covare rancore perché la chioccia chiosa capziosa e tu non sei pratico di cavalli
65) Ripetersi maniacalmente "se non arrivo a 99 potrei fermarmi a 66"
66) Procedere fino a sessantasette, nonostante la situazione di morte apparente
67) Vedere che si è appena scritto quore, sapere d'essere anQuora in tempo per quorreggere, esimersi dal quorreggere per disprezzarsi a tal punto da morire di crepaquore 
68) Appollaiarsi nudi su formicaio*
69) Appollaiarsi vestiti su termitaio
70) Inserzione di proboscide di formichiere nell'ano
71) Schernirsi e schermarsi ghermendo la scherma, gremendo l'usbergo: ergo scherzarsi, di sterco lordarsi per l'onta lavare allogando la lancia nel quore.
72) Vd 67
72 bis) Bistrattarsi
73) Impallidire per la canicola, incanutire dal parrucchiere, cacare in un bagno turco
74) Veicolare la peste e la leptospirosi indi derattizzarsi
75) Imparare a nuotare per sentirsi ovunque fuorché in acqua pesce fuor d'acqua
76) Comporre lipogramma in aeiou
77) Scrivere autobiografia analizzando in particolar modo le cause della morte del protagonista
78) Spiaggiarsi in qualità di cetaceo
79) Ghigliottinarsi in qualità di Delfino (di Francia o Franciacorta se si è nani o bresciani)
80) Suppurare
81) Procurarsi mastite suggendo
82) Suggere mastice procombendo
83) Sbarazzarsi del proprio cadavere
84) Sbarellarsi col proprio catetere
85) Spiegare ad analfabeta picchiatore fascista con linguaggio che si fa via via più ubertoso la differenza che corre tra 'Spazientire-Impazientire'

Fastidioso prurito intimo? C'è Vagisil crema
86) Boicottare prodotti di cui si fa uso con larghezza come Vagisil crema, Preparazione H, Imodium, Topexan, Quattro Sassi in Pastella, Quattro Bolsi in Stampella, Quattro Falsi in Predella, Quattro Prolassi in una sola Donna
87) Ne mancano 12, mi sento mancare. 
87 bis) Sentirsi mancare un polpaccio
88) Circumnavigazione di Internet (con modem 56k, vd 57) 
89) Apologie e Apostasie di un trepido
90) Perché la maionese non ammattisce?
91) Ammansire una fiorentina
92) Render mansueta una manza, o, in alternativa, una manzotin
93) Ingestione di Ace Gentile al buon profumo di Lavanda (Osiris) seguita da Lavanda (gastrica)
94) Idem come sopra, sine Lavanda
95) Essere un giorno Tantalo, un giorno Sisifo
96) Avere Erinni per la testa (vd Grillo)
97) Ci sono quasi! (ricordarsi all'improvviso che oggi si è Sisifo)
98) Scatenare su di sé un diluvio universale di Vaffanculo (Olè!)
99) Calamitare su di sé odio universale
99bis) Vendere enciclopedie britanniche.
Se il prurito persiste, consultare il dermatologo
 


 

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lunedì, gennaio 24, 2005
IL CAMPOSANTO
Del paese di Ponte Quarantasei sono rimaste in piedi, pur traballando, le sei case dalla complessione rassegnata che vigilano intorno alla chiesa, in quella che a stento riconosceresti come la larva di una piazza; un palazzotto basso che fu osteria e, un po' defilate, due cascine dai portici rossi, le aie gibbose infestate da cespi di erbacce, i tetti che sembrano rappezzati dal fieno e dal guano che, quasi per misericordia, depositano i passeri e, dulcis in fundo, il cimitero. E' lì che la gente di Ponte Quarantasei, salvo qualche eccezione, ha trovato dimora fissa senza rischio alcuno di sfratto. Se non fosse infatti per il Camposanto e per tre vecchietti che passano ogni morte di chierico a omaggiare gli estinti d'un mazzo di fiori farlocchi, quelli che potrebbero durare in eterno, del paese nulla e nessuno conserverebbe memoria. 
 
Il corpo imponente di Marino Frizzi ospita diabete e ipertensione, due mezzi infarti o, per meglio dire, due ischemie intere già ne minarono l'integrità all'altezza del cuore, ma bisogna ammettere che l'elegante bastone con cui continua a trascinarsi degnamente e che il viso rubizzo come il vino che tre volte al dì gargarizza (ché è impossibile veder serrata quella bocca dal ciarlìo inestinguibile) alla Trattoria del Ruspante di Poggio Reale (via N. Sauro numero sette), gli conferiscono un aspetto ricco di decenza, salubre perfino.
 
Se di ospedale si trattasse, la metafora dell' orario di visite, anche se banale, non suonerebbe inopportuna, ma il Camposanto è diverso, ha come orologio il calendario, e uno solo dei 365 minuti che compitano il suo giorno pare aprirlo a chi non vi risiede, quello che i vivi dedicano a santi e morti insieme. E' in tale occasione, giorno su giorno (anno dopo anno per chi viene da fuori), che Marino Frizzi celebra l'incontro con i due ex compaesani scampati all'estinzione. La gioia che promana dai tre amici, tramutatisi in cerimonieri, sebbene invecchiata e un tantino frustra, garantiamo, non manca di trasmettersi alle lapidi, di diffondersi oltre le mura finanche ai cipressi, le cui punte, il primo novembre, trepidano come facelle. Garantiamo.
 
Una fotografia stinta ed un epitaffio ancor più stinto dai cui caratteri le spine affioranti dovrebbero evocare la corona del Cristo, addobba la lapide di Maria Crescini, nata Mantovani, che certo siederebbe alla destra del padre se quel posto non fosse di già occupato e che s'accontenta, 'prematuramente accolta nel regno dei cieli' di baciare 'i piedi di Dio cogli altri beati.' Con un fazzoletto candido e quella delicatezza un po'rude, un po'impacciata da contadino che ancora ricorda come si aggiogavano i bovi, Mauro Crescini rispolvera il viso della moglie e aspetta.
Reca con sé un mazzolino di plastica che scimmiotta gigli e peonie.
 
-Ho saputo che al Leoni han tolto la patente: è orbo come una topina e beve forte come se ci avesse vent'anni;-
dice Frizzi tra il divertito e il malinconico: ha appena varcato il cancello in ferro battuto e strascica i passi sul pietrisco
avvicinandosi a Crescini.
-Rimane tutto il giorno al bar e alla sera tardi, quando lo accompagnano a casa a forza di braccia, che 'l tira né cope né bastòn, viene giù quella matta della moglie che prende l'umbrel e 'l ghe la da in su la testa a Leoni e ai poveretti che l'han riportato dalla befana per farci un piasèr!-
Una scossa agita il petto di Frizzi mentre la risata guadagna potenza per poi discendere in un raschio, risalire con fracasso confusa nei colpi grassi di tosse, languire finalmente in un sostenuto, lamentoso -eh, poveri vecchi.-
 
La moglie di Frizzi, una bella donna di cinquattaquattro anni, dal viso placido, opulenta, una capigliatura d'un argento quasi turchino, così fluente e vaporosa da far invidia alle giovani, un mattino disse d'aver mal di testa. Il colpo apoplettico la stroncò prima del tramonto. Marino pianse più per il rimorso dei continui tradimenti, quando andava a Mantova dalla donnina che scricchiolava sotto il peso della sua mole, che per un autentico dolore che pure esisteva, forse preesisteva addirittura al senso di colpa, ma
poi si scansava per andargli a rosicare un pezzetto inconsistente di cuore. Begonie e Crisantemi di carta nascondono la data di morte e la parte dell'epitaffio che recita "...il pastore del gregge..." e, nella riga sottostante "...vita eterna."
 
Il rumore del pulmino non viene udito dai due amici, troppo impegnati in una discussione riguardante un lotto di terreno che Frizzi avrebbe dovuto cedere a un geometra di Poggio Reale e che ora fa gola a Crescini, per far caso all'inconsueto, fragoroso interrompersi del silenzio nella cittadella dei morti di un paese fantasma. Dal mezzo, parcheggiato di fronte al cancello, ecco scendere un gruppo di persone: rasenti gl' impermeabili e i cappotti pressoché uguali che ognuno di loro indossa, penzolano macchine fotografiche portate a tracolla.
-Turisti giapponesi?- esita Crescini quando s'avvede dell'arrivo degli ospiti, e subito si volge a guardare Frizzi, che, per lo stupore, se ne sta a bocca aperta, il labbro superiore sollevato a scoprirgli i denti.
 
Giorgia Fumaioli, che in vita aveva fatto la sarta confezionando abiti più per sé che per i clienti, come affacciandosi alla finesta, come sporgendosi dal balcone, il ventre appoggiato alla cornice della fotografia che pare farle da ringhiera, non fa in tempo a inclinare un poco la testa per sprimacciarsi i capelli colla mano, sorridendo civettuola, che subito l'inseguono i barbagli delle fotocamere, un coro di flash che abbacina.
Simone Pecorari, vestito della divisa dell'esercito, la stessa che dovette impregnarsi del suo sangue quand'egli fu investito da una granata, solleva il mento e s'impettisce attendendo che la comitiva dei giapponesi lo inquadri e i rullini scattino in sequenza facendo il taratatatà di un mitragliatore giocattolo, poi sospira e si sgonfia, le gote dipinte del rossore di chi ha dovuto trattenere il fiato per rimanere in posa.
Ognuno, dal più vanitoso al più ritroso, dalla ragazza timida all'anziano latifondista, rianimandosi nella teca che custodisce la sua immagine, si sforza di mostrare il profilo migliore, si ravvia la chioma, gli occhi stropiccia per renderli più vivaci e brillanti, raddrizza la schiena; c'è addirittura chi solleva le maniche della camicia per mostrare baldanza o chi arriccia con cura i baffi. Non uno tra i morti si sottrae al rito della foto: tanta animazione a Ponte Quarantasei non s'era mai vista.
 
Il sole indugia e pare che la sera non voglia calare: Umberto Leoni, poggiata la bicicletta contro il muro del camposanto, già s'avvia malcerto alla tomba del figlio. Quale meraviglia! Fiori sparsi ovunque, un serico tappeto di mille colori, come se i ragni dei suoi deliri d'alcolista si fossero mutati in teneri boccioli d'ogni specie e
due voci familiari, flebili e cristalline, che altalenano e s'intersecano in un'incorporea danza, lo invitano a dormire.
-Oggi abbiamo trovato pace accanto ai nostri cari: è tempo che anche tu lo faccia;- intonano ora quelle che furon le voci di Marino Frizzi e Mauro Crescini, i quali  non avevano retto allo spavento o resistito al desiderio di ricongiungersi all'anima di Ponte Quarantasei. E Umberto Leoni, che fu mio padre fino a che rimasi in vita, l'ultimo respiro esalando, è nuovamente mio padre. 

 
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Giovanni Pisano; Giudizio Universale

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