apologie e apostasie di un trepido

"The inflated style is itself a kind of euphemism."
George Orwell


se credi che i post siano troppo lunghi, qui trovi il mio pensiero in sintesi

lunedì, febbraio 27, 2006

Epistolario Transgender

Corrispondenze d'ammorosi nonsensi, a cura di -marika- (nel ruolo di Alfonso) e Climacus

Mio adorabile Alfonso
Ho sempre desiderato conoscere un uomo che, coniugando gli insegnamenti della nonna alle moderne tecnologie, sappia ricavare, come te, conserve polpose e ghiotte marmellate dal duro lavoro degli aratri e dei buoi. Ti immagino forte e delicato allo stesso tempo, con il viso solcato da morbide rughe e la pelle eburnea, le spalle possenti e mani scabre, dalla presa sicura, capaci di stritolare e accarezzare i dolci pendii che, digradando amorevolmente, portano alle valli di terra nera e fertile che il mio corpo serba per chi sa coglierne l'aulente bellezza.

 E tu, Alfonso, sornione come il micione che ti rappresenta nell'avatar, tu che hai intravisto sensibilità e candore sotto il velo della mia aggressiva beltà ignuda, sei la persona adatta per suggere il miele secreto dall'anima mia pudica e dalle ghiandole che scandiscono il flusso segreto delle mie corporee voglie.
Il mio nome è Terese (non pronunciare l'ultima e, se non vuoi che ti fulmini con lo sguardo :P), amo leggere e, soprattutto, amo scrivere endecasillabi: un giorno ne scrivo uno su un foglietto, il giorno dopo ne scrivo un altro, su di un nuovo candido foglio, e così proseguendo, non appena giunta al novantanovesimo endecasillabo, spargo e mescolo i miei versi come fossero magici tarocchi, li dissemino sul pavimento, rimesto ogni foglio e, infine, come una baccante pienamente appagata che ancora ode la sinfonia di orgasmi che l'ha appena squassata fin nelle viscere, colgo i miei versi, proprio come fai tu con i pomodori (siamo così affini, mio Alfonsino), li riordino siccome il caso ha voluto, e, proprio come fai tu con le conserve (te l'ho detto che siamo affini ;), ne ricavo poesie quasi sempre meravigliose anche se un po' incasinate, hahahaha.
Abito vicino a Gallarate, in un posto che si chiama Milano (hahahaha!): dammi il tuo indirizzo e ti scoverò, mio fiore tentatore Alfonso.

> lo sai che sei veramente bella? mi chiamo alfonso, vivo a gallarate, faccio il turnista in una piccola ditta che si occupa di conserve agro-alimentari. adoro scrivere, e adoro le ragazze piene di sentimenti come te. quelle ragazze sensibili, capaci di amare e vivere in piena armonia anche con uno storpio e senza denti come me.
> non spaventarti, in realtà dal vivo non si nota tanto.
> vuoi scrivermi, ogni tanto?
> un mazzo di rose rosse per te.
> ps: avresti una tua foto dal busto in giù? ;P
> con affetto
> a.

Nota: il mio amore per Alfonso non è esclusivo. Continuate a scrivermi, amici, adoro essere circondata da messaggi privati che blandiscono la mia femminea vanità.

Climacus

AGGIORNAMENTO: Flounder, timido eppur spregiudicato, si interroga sul significato del mio nick name

Cara Climacus,
girando per blog mi sono imbattuto nella tua fotografia. Sono rimasto folgorato. Credimi, non sono solito a questi approcci, e neppure vorrei che leggessi dietro le mie parole intenzioni fastidiose o una qualsiasi forma di piaggeria.
Io ho una laurea, cara Climacus, e anche una maturità classica.
Mi sono chiesto pertanto come mai una fanciulla così leggiadra abbia una desinenza in –us.
La dolcezza che sprigiona la tua foto non può farmi immaginare ciò che per un istante aveva occupato la mia mente.
Così ci ho pensato un pochino e alla fine ho concluso che appartieni alla quarta declinazione.
Quarta.
Raffinatissimo messaggio criptato.
Se solo volessi, potremmo incontrarci per un certamen.
Se invece no, amen.

Tuo Stefano.


 

se credi che i post siano troppo lunghi, qui trovi il mio pensiero in sintesi

lunedì, febbraio 20, 2006

La Sirenetta

Lucy è in camera da letto. Dorme. Io sono in bagno. Mi guardo allo specchio. Poi spengo la luce. L'acqua scorre. Chiudo la porta. L'acqua scorre. Lucy ancora dorme. Mi lavo i denti. Riaccendo le luci. Lo spazzolino è consumato. Spengo. Riaccendo. Lucy è distesa sul letto, si è svegliata, mugugna. Spento. Acceso. Spento. Ho denti orribili. Storti. Macchiati. L'acqua scorre, mi risciacquo la bocca con un collutorio che sa di tequila. Lucy sta frignando come una cagnetta affamata, è la sua voce che è un piagnisteo, persino quando è allegra. Scommetto che lo è. Acceso. Non le dirò nulla. Lascerò che continui a rendersi ridicola. Riapro la porta. Lucy sta parlando, non afferro ciò che dice, chiudo il rubinetto. Mi guardo i denti e le gengive scure. Spalanco la bocca, i molari sono guasti, provo ribrezzo. Piccoli crateri anneriti. Spengo la luce. Finalmente posso ridere senza dovermi fare scudo con una mano, per coprire la vergogna. Lucy, nella stanza accanto, si muove, cigolano le molle del letto. Brava Lucy. Fammi godere, piccola. Riapro il rubinetto, mi bagno la testa, la strofino con un asciugamano, la bagno nuovamente. Mi spoglio. Entro in camera da letto. Le luci sono spente. Si sente l'acqua che scorre. Finisco di spogliarmi. Acceso. Lucy mi guarda. Si strofina gli occhi. Le molle cigolano. Lucy mi sorride, intontita. Il letto cigola. Mi siedo su una sponda. Lucy mi viene vicino. Mi accarezza una spalla. Mi accarezza il petto. Fammi godere piccola. Il ritmo del suo respiro accenna ad aumentare. L'acqua scorre. -E' inutile, Lucy,- dico. -Qualsiasi cosa tu faccia, amore mio,- dico, -mi fa sentire un verme-. Come sempre non capisce. Finge di essere imbronciata. Mi fa sentire un verme. L'acqua scorre in bagno. Le dico che scherzo. Non mi sente neppure. Le dico che la adoro. No, non mi sente. Respira forte. Si impegna, la piccola Lucy. Non c'è spazio per altro. Poi le sono sopra. Poi la fotto. Quando capisce che sto per venire, si scansa e lo prende in bocca. Ingoierebbe anche la mia merda, se ciò mi eccitasse.

Torno in bagno. Lucy dorme. Le ho sorriso. Le ho sussurrato che è una puttana. Non sembrava accigliata. E' stupida, non capisce quanto la odio quando mi dice che il mio corpo, le mie mani, il mio viso, tutto di me le piace. Tutto in me la eccita. Quando mi fa godere, tengo sempre la bocca chiusa, perché non veda. E' successo anche questa volta. Lucy non è bella. Ha seni troppo grossi, capezzoli neri, è flaccida, è troppo bassa, il viso potrebbe anche andare, potrebbe persino piacermi se il suo corpo avesse una forma, qualcosa che la rendesse più simile a una donna che a una foca. E' convinta di piacermi e io, io la rassicuro sempre. -Sono pazzo di te, piccola Lucy.- Acceso, spento, Acceso. Mi lavo i denti. L'acqua scorre. Spento.

 


 

se credi che i post siano troppo lunghi, qui trovi il mio pensiero in sintesi

venerdì, febbraio 10, 2006

Dalla raccolta "La gravità della situazione"

Parabola anticlericale

 Oggi c'è nebbia. La nebbia mi ricorda l'incenso. Fin da bambino, quando fanatico religioso (mica scherzo) facevo il chierichetto, l'incenso mi obnubilava. Al prete, un uomo integerrimo e severo, caddero le ostie. Feci per raccoglierle. Lui si chinò più rapido di me, mi diede uno schiaffo per allontanarmi dal corpus christi e io fui costretto a sniffare sniffai fumo d'incenso per non sentire dolore. Il prete del mio paese, don Romano, era un teologo dissidente e appassionato. Abolì le tracce di paganesimo dai riti della parrocchia. Ridusse la via crucis a un girotondo composto nella piazza: chiuso il primo giro, che durava un minuto perché la piazza è minuscola, si rientrava in chiesa. Era l'unica Fu una delle sue poche rare concessioni che poteva fare all'esteriorità della fede. Fece costruire l'oratorio. C'era un tavolo da ping pong e il calcio balilla o biliardino. Giuro sul mio onore che a biliardino era imbattibile. povero Don Romano. Lui solo contro due di noi. E vinceva.
Una sera, dalla chiesa uscì la befana del paese sudata e tremante. Io passavo in bicicletta. Presto, disse, Don Romano sta male. Andai di corsa a chiamare Licurgo, che dormiva appoggiato al tavolo del bar giunto ormai al novantesimo bianchino. C'era solo lui, chi altri potevo chiamare? Il barista che oltre al bar possedeva un calzificio, stava facendo le calzeera in fabbrica. La sua fabbrica. La moglie del barista, sorda, ascoltava la televisione al massimo volume. Chi altri potevo chiamare? Arrivò un tipo grasso e rosso di capelli di cui si diceva in giro che si era fatto castrare per non partire in guerra. CazzatePuttanatetroiate Balle. Era più giovane di mio padre, che la guerra l'aveva vista passare sopra un aereo inglese, un aereo inglese che a volte sganciava una bomba sui ruderi di una cascina bersagliata mille volte, in altre occasioni mieteva il grano con una raffica di mitragliatore. Nel campo di grano mio padre giocava. Se l'aereo passava, lui si gettava nel fosso. Perciò, quell'uomo alla guerra non aveva un cazzo da dare (neppure un paio di coglioni, se è per questo) non aveva proprio  niente da regalare alla guerra, neppure un paio di balle. Al massimo Forse una culla o una minestra d'acqua e aceto senza sale. Sicuramente la vita. Ma non un paio di bei coglioni maturi.
Corsi in chiesa con la befana, Licurgo ubriaco e il grassone tinto di rosso. Don Romano era disteso vicino all'altare, bianco come un cadavere. E come un cadavere non rispondeva ai nostri appelli strazianti: -Don Romano, sta male? Don Romano, si svegli! Don Romano! Don Romano!-
Un mese dopo, forse due mesi dopo, il prete anticlericale, perché lui che lanciava strali velenosi contro l'istituzione che l'aveva confinato a C., la più balorda delle parrocchie campagnole, era tornato a dire messa. Certo, faticava molto a parlare, perché l'ictus gli aveva addormentato la lingua, ma non aveva perso né la severità né l'orgoglio né la stizza.
E scommetto che Se gli fossero cadute di nuovo le ostie e pietosamente, perché pietà si prova per i malati, avessi osato raccoglierle, lui mi avrebbe certamente tramortito con il calice del vino prima che la profanazione si fosse consumata.

 

se credi che i post siano troppo lunghi, qui trovi il mio pensiero in sintesi

venerdì, febbraio 03, 2006

Intermezzi

Tom prende un bottiglia di Budweiser e la rompe sulla testa del barista. Il barista si accascia. Tom è appena uscito di prigione, cazzo. Picchiava la moglie. Picchiava la madre. Picchiava chiunque non portasse gli occhiali. Un giorno picchiò me, che invece gli occhiali li porto, e così mi decisi ad andare dallo sceriffo. Correndo e sputando sangue. Io sono il suocero, brutte teste di cazzo. Lo denunciai perché picchiava mia figlia, certo. Non avrei mai trovato il coraggio di farlo se non avesse massacrato anche un povero vecchio come me, miope e incapace di fare del male a un bambino. Ora sono un povero vecchio per giunta non troppo in gamba. Dieci anni prima, lo avrei picchiato così forte da fargli uscire merda di bocca.

 E' profondamente ingiusto che si picchi un vecchio, sordo e mezzo cieco. Profondamente ingiusto. Mia figlia, in fondo, che è tutto il ritratto di sua madre, pace all'anima di sua madre, un po' di calci nel culo li ha sempre meritati, fin da quando pronunciò la prima parola, che fu... Non ricordo. Deve comunque aver detto qualcosa di offensivo, perché le ruppi un braccio. Aveva sei, forse sette anni, cazzo. Ci mise sette anni per dirmi qualcosa come -coglione- oppure -cazzone- o cose così. Con la sua vecchia andammo in ospedale e quando ci chiesero come aveva fatto a rompersi un braccio, io dissi che era caduta dall'altalena, la sua vecchia, invece, contemporaneamente a me, persino scavalcandomi, disse che a romperle il braccio era stato Mike. Che poi Mike sarei io, nel caso ci fosse qualche idiota che ancora non l'ha capito che Mike sono io, cazzo. Così, la mia donna, quando ebbe finito di dire Mike, aik, si trovò con sei denti in meno. Un dottore di merda provò a fermarmi mentre le massaggiavo la faccia, e fu così che anche quell'impiccione rotto in culo si trovò con tre denti in meno. Bella roba. Quando uscii di prigione ero cambiato. Mica come Tom. Insomma, dove cazzo eravamo rimasti? Già: il mio avvocato. Il mio avvocato del cazzo gli fece ingoiare tutti i pugni che Tom aveva elargito; uno dopo l'altro tutti glieli fece ingoiare, perdìo. Ancora caca pugni, quel coglione. Già.

Perciò, piccoli farabutti, avrete capito che Tom è una pericolosissima testa di merda che non ha mai digerito il pasto che il mio avvocato, una testa di cazzo, gli preparò con amorevole cura. Amorevole cura del cazzo, certo. Quella che io ci metto nei fagioli alla paprika e birra del Whisconsin, ayuh!

Insomma, Tom esce di prigione e incazzato e frustrato com'è per il pasto eccetera cosa fa? Va a sbattersi una puttana in Georgetown Street, certo, come no: qualsiasi ragionevole galeotto testa di cazzo lo farebbe. Ma lui la prima cosa che fa è entrare in un bar e spaccare la testa del barista. Appena uscito di prigione, io mi sarei fatto succhiare il cazzo da Little Bullshit Aka Ben Ripley, un ragazzone imbranato ma con la forza di un toro e con la barba che puzzava di merda e scoregge nel cervello, sempre che in quel cranio a forma di pera ci fosse un cervello e non solo gas fetido; un ragazzone, dicevo, che mi aveva preso in simpatia e con cui andavo d'accordo. Peccato che ogni tanto perdesse la testa per la malinconia e mi pestasse come una polpetta di maiale. Già. Dato che non potevo farmi succhiare il cazzo da Ben, andai al bar di Coolio Square e passai tutto il tempo a raccontare aneddoti su Ben Ripley e i suoi attacchi di malinconia. Il barista, per chi non avesse ancora capito, sarei io. Non il barista di Coolio Square. Quello di adesso. Quello intontito. Il barista sarei io, se non fossi intontito. Però. Infatti un cliente mi chiede del whiskey e, intontito come sono, gli servo una minestra di fagioli. Dico che un barista del mio cazzo di calibro, rinomato in tutta la contea, non confonderebbe mai un'ordinazione, neppure se ci fossero duemila clienti teste di cazzo a chiedergli contemporaneamente duemila marche diverse di gazzosa dell'Arizona e, detto questo, sanguinando da un profondo taglio alla fronte, chiedo scusa al cliente. Il cliente, che è un tipo davvero grande e grosso, con macchie di sudore sotto le ascelle e una barba che puzza di merda, come il vecchio Bullshit Ben Aka-Cazzo, ovviamente si arrabbia. Non con me, pivelli dannati che non siete altro, con Tom! Certo, perché Lewis, il tipo che vi ho appena descritto, grosso e stupido come un bufalo delle riserve per bufali a est del Mississippi, non è così idiota da non capire che l'avergli portato una minestra di fagioli, invece di un whiskey del cazzo, dipende dal fatto che Tom picchiava anche mia moglie. Certo. No, aspettate. Sono ancora intontito, vedete? Io picchiavo mia moglie. Beh, Lewis, il tipo sudato e veramente indignato, tanto che gli si macchia di sudore anche il davanti della maglietta, prende una bottiglia di Budweiser e, per sventrare la gola di Tom, la spacca sulla mia cazzo di testa. Il barista si accascia. Lewis chiede scusa. Dice che non sapeva dove romperla. Dice -Mike, frocio d'un vecchio, questo è per i fagioli. E ora tocca a te, gran testa di cazzo- indicando minacciosamente Tom con quello che rimane della bottiglia. -Ti taglio la gola, gran testa di cazzo, ayuh!- dice ancora Lewis, che viene dal Maine, dove i taglialegna dicono sempre ayuh, ayuh, ayuh tua sorella, pezzo di merda. Sono intontito ma non abbastanza da non capire che i miei fagioli non vanno disprezzati come fossero un piatto qualsiasi di zuppa merdosa cinese. Sono un povero vecchio, cazzo, ma i miei fagioli sono i migliori che tu, dannato cazzo moscio, abbia mai assaggiato a ovest del Mississippi. Già. Allora prendo il mio fucile da sotto il bancone, dove sono ancora accasciato, flaccido e insanguinato come la placenta che le vacche dell'Indiana cacano dopo aver dato alla luce un vitello del cazzo. Prendo il fucile e comincio a sparare, così, come viene viene, alla cieca, dove va va, chi si è visto si è visto e via dicendo. Avete capito, piselli mosci? Il vecchio Mike si prende la rivincita sul Ben Ripley Aka Bullshit. Una rivincita attesa per un sacco, un sacco, un sacco di tempo. Già. -Ben Ripley,- dico, -canaglia texana, ora impallino te e la tua cazzo di malinconia. Ayuh!-

E Ben o forse mia moglie o forse il medico che provò a salvarle i denti o Tom o Lewis, o forse il medico, ma più probabilmente mia moglie mi dice -ehi, Mike, ti scongiuro, per pietà, sii misericordioso, metti via quell'ascia o qualcuno, porco cazzo, si farà del male.-

Intermezzi

Andy: -hai un verme che ti esce dal naso: è bianco con venature sottili rosa. Non dire che è una caccola, perché si muove. Cazzo, non ho mai visto nulla di così schifoso-

Io: -no, senti, non farti idee vaghe e sbagliate. Il fatto è che stasera ho mangiato gamberetti. Gia sgusciati. Piuttosto buoni.

Andy: -perciò quella cosa che hai nel naso è un gamberetto. Ma come ha fatto a finirti nel naso, eh, come ha fatto?

Io: -temo che ci sia finito perché ho appena vomitato, e parte del contenuto del mio stomaco ha trovato una via d'uscita alternativa, passando dal naso.

Andy: -beh, meglio un gamberetto di un verme.-

Io: -beh, mi sa che hai ragione. Si muove ancora?-

Andy -pare proprio di sì. E' molto curioso. Sì, trovo che sia molto curioso, anzi, sorprendente, che un gamberetto sgusciato trovi il modo di muoversi dopo essere stato nel tuo stomaco e, spinto fuori anzitempo, sia andato a incagliarsi nel tuo naso. Cameriera, uno stuzzicadenti, prego.

Io: -già, a quanto pare è un fenomeno difficile da spiegare razionalmente.

Andy: -usa lo stuzzicadenti. Fallo uscire di lì. E' disgustoso. Dio, adesso non solo si muove, sembra diventato più grande. 

Io: -ecco, lo vedi? E' una caccola.

Andy: -non ho mai visto una caccola così viva.

Io: -già. Confesso che anche a me fa specie un fenomeno talmente ripugnante e refrattario a spiegazioni di carattere razionale.

 


 
Romanzieri.com ...ultime news
oggi
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
novembre 2007
ottobre 2007
agosto 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
novembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003

Agrodolce
Akin
All
Amaramente
Amelia Uan
Andy
Arthur Cravan
Brekane
CalMa
D&C
Dalla parte del torto
E.l.e.n.a.
Eddiemac
Ekatherine
Flounder
Gilgamesh
Giulio Mozzi
Herzog (Effe)
Junior
Kairos
La contadina Mk
La lingua a naso (Tulipani II)
Malraed
Marika
Michele Capotreno
Michele Nam
Netta
Random
Reme
Settore
Seymandi
Shemale
TirNanOg
Tulipani
Ubikindred
Veglie di Mefisto
Vipera Venerea

Il Monastero

Asclepia
Brentano
Giona
Lucy

visitato *loading* volte

Valid HTML 4.01!

Giovanni Pisano; Giudizio Universale

follow me on Twitter