apologie e apostasie di un trepido "The inflated style is itself a kind of euphemism."
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Tags:codice da vinci,sesso,risolvere i problemi d'impotenza,pene
Come nascono i bambini
Leonardo da Vinci affrontò il tema spinoso del concepimento con una certa riluttanza. Dai suoi schizzi, si arguisce certo quella curiosità insaziabile che spinse il genio a esplorare una buona fetta dello scibile, nonostante la sua indole lo portasse a disdegnare il mero teorizzare, che doveva apparirgli come un vuoto ciarlare d'argomenti effimeri, ma si deduce anche un timore reverenziale imbevuto di morbosità e ribrezzo, morbosità e ribrezzo che originarono errori davvero puerili e grossolani che subito balzano all'occhio se si osserva il modo in cui egli rappresentò il coito, atto necessario e sufficiente alla procreazione. Del coito parleremo più tardi. Riportiamo invece un commento di Freud al disegno leonardesco dell'atto sessuale (vd figura 1, che non c'è):
"... resta pur sempre il fatto che Leonardo sia stato così impreciso nei confronti del genitale femminile. Si possono certamente individuare la vagina e qualcosa che somiglia alla portio uteri, ma le linee che indicano l'utero in sé sono completamente confuse. Il genitale maschile, d'altro canto, è raffigurato molto più correttamente. Egli non si è limitato a disegnare il testicolo, ma anche l'epididimo, che ha tracciato con perfetta accuratezza.
La cosa più strana è la posizione in cui Leonardo rappresenta il coito. Ci sono dipinti e disegni di famosi artisti raffiguranti il coitus a tergo, a latere, ecc, ma quando si fa un disegno del coito in stazione eretta, allora dobbiamo pensare che c'è stata una rimozione sessuale molto forte a provocare una simile rappresentazione quasi grottesca." Ancor più rilevante è del resto una frase riportata da Solmi, ove Leonardo afferma che "l'atto della procreazione e tutto ciò che ad esso è connesso è così disgustoso che l'umanità si estinguerebbe se non ci fosse un'usanza da tempo consolidata e se non ci fossero visi graziosi e nature sensuali".
Sarà nostra premura dimostrare che, almeno nell'ambito ristretto della nostra ricerca che vuole essere una esplicazione accessibile a tutti dei meccanismi, fino ad ora arcani che, in ultima analisi, fanno nascere i bambini, noi possiamo e dobbiamo essere molto più fichi del grande Leonardo (e anche di Herzog, Hotel Messico, Personalità Confusa, Pulsatilla).
L'interazione primaria
Per ottenere un bambino, si prendano innanzitutto due individui, uno di genere maschile, l'altro femminile, sani, fertili, ben motivati e, possibilmente, di bell'aspetto. Li si faccia interagire in un ambiente che stimoli la loro curiosità e li spinga ad esprimersi, a comunicare, in modo verbale o preverbale o pantomimico, a entrare in una fase di reciproco scambio che può insorgere con fulminea immediatezza oppure attecchire lentamente e con grande investimento di energie e risorse materiali o immateriali, mobili o immobili, da parte di entrambi, anche se in genere è il maschio a dover compiere lo sforzo maggiore. Questa interazione primaria, definita comunemente e con insopportabile approssimatività corteggiamento, può finire anche in un buco nell'acqua, in un due di picche, in un bidone, in uno schiaffo alla dignità, in un 'hai fatto cilecca', eccetera, ma, se l'esito è positivo, funge da catalizzatore ed è premessa dell'interazione propriamente detta, ossia di quella genitale. Va detto che, rispetto all'interazione genitale, quella primaria è un accessorio oneroso che potrebbe anche essere saltato a piè pari, se la consuetudine non prevedesse questa (in verità scocciante) modalità d'approccio e d'approfondimento della reciproca consapevolezza d'avere un obiettivo comune che ha forse come unica effettiva funzione quella di creare una tensione emotiva che raccolga le riserve di libido pronte a liberarsi affinché l'interazione genitale si svolga con più efficacia.
L'interazione genitale o coito
Gli attori del coito sono chiamati in vari modi, spesso buffi o ispirati a somiglianze a volte difficilmente intelligibili con il regno vegetale o animale; per semplificare il discorso e attenendoci scrupolosamente alla terminologia invalsa nel mondo scientifico, per ciò che concerne il maschio useremo la parola pene, per la femmina la parola fica. Negli individui sani e senza grilli per la testa che abbiamo scelto per la nostra esemplificazione, l'interazione tra pene e fica si espleta con estrema semplicità e non necessita di dispendiosi preparativi, tanto che ci sorge il dubbio se sia davvero indispensabile ai fini della trattazione come ai fini della procreazione il paragrafo sull'interazione primaria. La fica (e qui un'espressione di tenerezza ci albeggia in volto) è una cavità di lunghezza variabile tra i sette e i dodici cm posta all'incirca tra le gambe della donna. Esternamente si presenta carnosa e succulenta; è provvista di petali e di un pappo detto clitoride, in cui convergono i recettori del piacere e della lussuria; in determinate condizioni secerne una sostanza viscosa e profumata che lubrifica la mucosa, stimolando e facilitando la penetrazione (vd inserzione) da parte del pene eretto o fallo.
Il pene è un muscolo cavo fortemente vascolarizzato, capace di passare da uno stato quiescente e flaccido a uno stato di turgore caratterizzato da una discreta motilità (propulsione verso l'alto, capacità di annuire e oscillare a destra e a manca). Dallo stato quiescente a quello eccitato, il pene presenta evidenti differenze morfologiche e comportamentali: tozzo e molliccio come un salsicciotto e con la testolina incappucciata che indica la terra come l'Aristotele della Scuola di Atene di Raffaello (fig. 2), il pene aumenta di volume nello stato eccitato e assume la caratteristica forma a banana. Il fusto è cilindrico e inarcato, i segmenti sono indistinguibili, è privo di ali, elitre e zampe, non dispone di esoscheletro chitinoso; la testa, scappucciata per il ritrarsi del prepuzio (da qui la locuzione latina preputium ducere che significa menarsi una raspa) appare ben differenziata dal pronoto e protorace e tuttavia fissa, è di colore rosa lisoformio tendente al marrone, al lillà o al blu a seconda dei casi, è priva di ocelli e occhi composti, non presenta mandibole ma una apertura sottile che la taglia in senso longitudinale (credo) e ha la tipica forma di cappella o cupola del Brunelleschi. Cosmopolita, predilige i climi caldi e umidi. Intimamente connessi al pene entro una scarsella gibbosa e pelosa detta scroto, ci sono i cosiddetti testicoli che, insieme alla prostata e alle vescicolette seminali, producono un liquore cremoso dall'odore caratteristico di grasso di balena e dal sapore simile al paté di funghi (vd fellatio) che il pene eretto, su comando della parte più primitiva del cervello, sparge come semina all'insorgenza di quella cosa bella ma poco duratura come tutte le cose belle che denominiamo orgasmo.
L'interazione genitale, similmente a quanto avviene nel motore della mia vespa, può essere suddivisa in quattro fasi:
Inserzione; il pene, in stato eccitato, affonda tra i petali della fica e si assesta al suo interno. Questa operazione può richiedere una certa cautela. Un'inserzione troppo affrettata, infatti, può essere dolorosa o fallire l'obiettivo preposto. Ecco perché è consigliabile un aiuto esterno da parte della mano, che allinei il pene al centro del bersaglio.
Acclimatamento; il pene, per effetto della spinta dei lombi, comincia una fase di riscaldamento (warm up fallico), scivolando avanti e indietro lungo i binari ben oliati del genitale femminile con un ritmo incostante, soggetto ad accelerazioni e improvvise frenate, derapate, deragliamenti, sincopi, pit stop, ecc.
Tambureggiamento: sostenuto dal costante incitamento tattile attuato dai muscoli della vagina o, addirittura, sgravato dal suo compito per quel fenomeno detto 'effetto smorzacandela', che tuttavia non analizzeremo, avendo preso come modello di riferimento il coito missionario, il nostro pene (nostro: una nuova espressione di tenerezza ci albeggia in viso), ha ora acquisito quell'andamento oscillatorio in crescendo, martellante, che lo condurrà dritto dritto all'orgasmo.
Scarico: il pene eiacula, ossia riversa nel ricettacolo femminile il suo fardello di vivacissimi spermatozooi.
Uno di questi spermatozooi feconderà una cellula uovo. Ma ciò sarà argomento di un nuovo post, perché confessiamo che la parte sperimentale della nostra indagine sull'interazione genitale ci ha tenuto occupati più del previsto, impedendoci di fondare quella nuova branca del sapere che pensavamo di chiamare embriologia. Ci scusiamo per il disturbo.
Grazie per l'attenzione
scritto da Climacus | 22/05/2006 15:42 | commenti (29) |
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Sillogismo o paralogismo? does the cat eat bats? Aye, they eat rats, but do the cats eat bats? Since the bats are flying rats, and the cats eat rats, should my cat eat the bat? If my cat could fly like bats, would it eat bats and wouldn't it eat rats? (divertissement preso a prestito da Lewis Carrol) Quadri di un'esposizione Riccardino (di femmineo pugno) Immaginalo così: fisico da giocatore di rugby (spalle larghe, vita stretta, petto e parte alta del ventre all'infuori, pancia coattamente appiattita per nascondere la ciccia dell'alcolista, culo sodo e muscoloso, né piccolo né grosso, gambe atletiche, altezza 1 e 83 per 90-95 chili), viso che lo fa rassomigliare a un tom cruise abbruttito ma pur sempre carino, capello castano lungo fino alle spalle e lievemente ondulato. E' gentile, estremamente educato, dotato di un eloquio brillante e fluente, grammaticalmente ineccepibile ma non ricercato, talvolta condito da dialettalismi ammicanti che usa per apparire più giovane e spigliato, molto socievole ma riservato, poco incline alle confidenze personali, apparentemente sicuro di sé ma non tanto da raggiungere la sfrontatezza, perché a conoscerlo meglio si intuisce quanto in realtà sia insicuro, difetti d'autostima e nasconda una inquietudine profonda che affoga nei mille progetti che porta avanti contemporaneamente e non conduce mai in porto, se non in casi eccezionali che tuttavia non sanano ma anzi peggiorano il suo malcontento, spingendolo a concepirne di nuovi e irrealistici, e che si manifesta nel vizio di bere, nonostante la salute precaria non glielo consenta, e giocare d'azzardo, nonostante sia perennemente squattrinato. Donnaiolo incallito, pare incapace di pervenire a un appagamento seppur transitorio, ragion per cui si affida ormai da anni alle consulenze (che fatica a pagare, che forse non paga nemmeno) di una psicologa specializzata in sessuologia. E' una persona generosa ma inaffidabile. Laureato in scienze dell'educazione, si occupa per lo più di adolescenti con problemi di droga e ragazzi sordomuti.
Mi chiama qualcosa come 3 lustri or sono. Dice che ora, cioè tre lustri or sono, fa l'educatore a Desenzano e che, visto che non è distante da casa mia, verrà (da leggersi come un futuro remoto) a pranzo, autoinvitandosi. Se non è questa, è la settimana prossima. Hai visto Riccardino, tu? Le birre che avevo preparato sono scadute. Riccardino, tra tutte le persone che ho amato, in fatto di donne era quello con più successi in bacheca. Aveva un modo particolare di collezionarle e un modo ancor più singolare di vantarsene. Non se ne vantava e non ne parlava, se non per enigmi e quando era talmente ubriaco che l'ulcera all'esofago prendeva a sanguinargli e, ingoiate le sue dodici bustine di analgesico naturale perfettamente inutile, ma di un'inutilità benedetta dall'approccio olistico alla medicina -abbi fede e guarirai-, si eclissava in un angolo buio di vicolo dei musei, oppure si appoggiava discretamente al basamento della statua di Arnaldo da Brescia (o uno dei seguaci di Arnaldo), e impeciava l'asfalto di liquame marrone. Allora, interrogato con astuzia dai suoi cazzo di amici, rilasciava dichiarazioni sibilline sulle doti contorsionistiche di questa o quella ragazza, senza peraltro fare nomi. Da sobrio, serbava tutto per sé, e solo un'incrinatura luminescente del suo occhio all'apparire di una Sedotta ti rivelava che quella poteva essere la donna dell'idromassaggio, l'altra, la donna della spazzola per capelli, l'altra, la detentrice di un culo che aveva deflorato, l'altra, la donna dal neo sulla nuca, giusto sotto i capelli, un neo che deturpava una bellezza altrimenti impareggiabile. Riccardino, per me, era diventato 'Piccolo Neo'. Lo chiamavo così quando mi andava di mandarlo a cagare, ma l'educazione mia e la sua mole mi sconsigliavano di procedere per direttissima, imponendomi di scegliere vie traverse. Piccolo Neo, gli dicevo, io non crederò mai alla storia della donna perfetta, amatissima, contraccambievole (neologismo, forse, che sta a significare che pure lei amava e amava forte), che tu hai abbandonato al presentarsi di quel difetto pilifero (di neo a forma di isoletta, in rilievo, con palmizio peloso, doveva per forza trattarsi) reso invisibile dall'ipertricosi.
Tra tutte le stronzate in forma di indovinello che Riccardino mi narrava all'attenuarsi dei conati (e il liquame marrone spumeggiava al rimescolio della polverina analgesica), quella della Venere precipitata tra i mortali da mezzo centimetro di pelle pigmentata in eccesso, mi sembrava la più incredibile. L'avrei ammazzato.
Oggi forse rispetterà la promessa fatta. S'era autoinvitato, mi sfugge il motivo per cui non dovrebbe presentarsi. E forse, se non si presenterà oggi, lo farà tra tre lustri, e se proverà a farmi incazzare, Piccolo Neo lo chiamerò, o trottolino amoroso, dudù, dadadà, che è lo stesso. E si ricordi di riportarmi i libri che gli avevo prestato: Kierkegaard, opera omnia; Sartre, la Nausea e un altro che non ricordo. Ti avverto, la pronuncia corretta è kirkgoor.
E' a partire dalla Nausea che ho pensato di scriverti di Riccardino. Lui, nonostante le bustine, forse per l'ernia esofagea, Sartre non lo digeriva. Bravo, dico io, arriva alla fine, arriva al dialogo di chiusura, persino la vita ti apparirà meno indecifrabile, sebbene destituita di fondamento, non solo il libro.
Sai, io ho bisogno di nuove rivelazioni. Sartre fu una di queste. E' allo scattare della scintilla di un luminamento improvviso che mi muovo. Ho letto l'essere e il nulla in clinica psichiatrica, quando i dottori dicevano -possibile che non abbia nulla di più leggero da leggere?-
Leggero da leggere.
Riccardino sapeva sempre quando era il momento giusto di portarmi delle rose. Alla mia Venere, scriveva.
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-E' tutto così confuso, arruffato, sconclusionato... Lei scrive in modo incomprensibile!- -E' lei che dovrebbe sforzarsi di leggere più chiaramente!- (dialogo tra professore e alunno, 1994) Saggio romanzato sulla dialettica servo-padrone in Hegel -Si gratta spesso?- -Compulsivamente! Guardi la pancia...- -Già. Un vero e proprio eccidio, oserei dire.- Trascorsa una notte agitata, con i se i ma e i probabilmente a rigirarsi nel letto insieme a lei senza sosta, Simona si era finalmente decisa ad accompagnare Sarah dallo psicologo. L'appuntamento era stato fissato per telefono un mese prima, ma il tono condiscendente del medico, sprigionandosi mellifluo dal ricevitore a imbibirle l'orecchio d'un muco zuccherino, non era affatto piaciuto a Simona, che, riaggiustata la cornetta, già assaporava il piacere effimero che avrebbe gustato appieno nel momento in cui avrebbe disdetto la seduta. Ma dato che tale disdetta non sapeva deliberare, a pochi giorni dalla scadenza, ancor più appetitoso era sembrato a Simona, che per placarsi millantava tra sé e sé un furbesco attendismo da stratega, il pensiero d'infischiarsene e dare buca all'antipatico dottore senza preavviso. Placarsi è corretto. Il senso di colpa, infatti, spingeva e premeva, tanto più che il malessere di Sarah s'acuiva sotto i suoi occhi con l'inasprirsi dell'eccentricità di atti e comportamenti, spesso teatrali, di cui Sarah si serviva per manifestare quel malessere stesso e il dramma che ne scaturiva. Sicché, quella mattina, zittito il rimbrotto della sfiducia guardinga che prude e infastidisce e con l'ausilio della gabbietta che Simona stringeva a sé protettiva, le due pigliarono l'autobus che fermava giusto a uno sputo di distanza dallo studio del dottor Salieri. Lo psicologo non aveva perso quel tono di compassionevole gentilezza, notò Simona annunciandosi al citofono, e non lo perse neppure quando, sulla soglia, salutò prima e fece di poi accomodare con un giro di salamelecchi, le due pazienti impazientite. -Posi pure la gabbia sulla scrivania e liberi quella povera bestiola. Il viaggio deve averla spaventata;- disse Salieri sprofondando nella poltrona, circondato dal cattivo odore che cinque pitali riempiti di sabbia e disposti a mo' di cerchio sulla moquette maculata spargevano in tutto lo studio. Simona, ancora in piedi vicino alla porta, le braccia distese lungo i fianchi e Sarah che penzolava un poco di concerto con il serraglio, simile alla cartella d'uno scolaretto, guardò le tendine che oscillavano mollemente sospinte da una brezza fine, e ricordò d'essere al quarto piano. -Non sarà meglio chiudere? Sarah è molto impulsiva e imprevedibile, non vorrei si lanciasse dalla finestra.-
Il dottore si rivolse direttamente a Sarah, che sgranò gli occhi, indietreggiando di quel poco e niente che poteva. -Mediti di buttarti, piccolina?- fece Salieri, con accenti di melensa ironia. Sarah non rispose. -Liberi la bestiola, non c'è nulla da temere;- aggiunse il medico, sempre rivolto alla gatta. Avvicinandosi alla scrivania, Simona, com'era prevedibile, inciampò in uno dei pitali, che rovesciandosi, lasciò che dalla sabbia piccoli involtini nerastri, che d'ora in avanti chiameremo merda, spuntassero fuori come tuberi preziosi, eccezionali per il risotto. Sarah, dal canto suo, non appena fu sollevata la grata della cella, dalla scrivania spiccò un salto, andandosi a posare al centro del pentacolo.
continua tra un paio d'ore... scritto da Climacus | 04/05/2006 08:56 | commenti (5) |