apologie e apostasie di un trepido

"The inflated style is itself a kind of euphemism."
George Orwell


se credi che i post siano troppo lunghi, qui trovi il mio pensiero in sintesi

mercoledì, agosto 30, 2006
Shakespeare
 
Giulio Cesare
 
 
 
Atto primo
Scena prima
Una strada di Roma: entrano Flavio e Marullo con alcuni artigiani
Flavio: via, via, tornate a casa, sfaccendati, che qui non c'è un cazzo da festeggiare. Non vedo i vostri distintivi dell'arte. Che non lo sapete, voi artigiani, che nei giorni di lavoro non si cazzeggia senza distintivi? Tu, qual si è il tuo lavoro?
Primo artigiano: eeeeh, io fo il falegname, messere.
Marullo: e dove ci hai la sega, il regolo e il grembiule di cuoio? Dove vai col vestito buono? E te, te che mestiere fai?
Secondo artigiano: io, per me, ecco, messo a fare il paio con uno che lavora di fino, ecco, s'immagini, son solo quel che rappezza.
Marullo: non menare il can per l'aia e rispondi. A quali opere t'adopri?
Secondo artigiano: bòn, diciamo che io m'adopro, e spero di farlo coscienziosamente fino a quando la coscienza il me lo consenta, io m'adopero affinché ai guasti sia posta una pezza,
ovvero rimedio.
Marullo: che mestiere, cazzone, che mestiere, sporco cazzone?
S.A.: Sior, non si guasti con me, ché, comunque, laddove con me si guasti, certo a rappezzarla, sior, ci arriverei.
Marullo: tu, faccia di merda, rappezzeresti me?
S.A: certo, siòr padrone, una bella pezza alle ciabatte.
Marullo: ah, sciaguratissimo ciabattino sei!
S.A.: l'hai detto, padrone! La lesina non lesino, è colla lesina che cucio insieme la mia vita. Non m'impiccio di nulla, donne né mercanti, solo di lesina m'intendo e delle scarpe vecchie son chirurgo. Tiran le cuoia? Bòn, io le ricupero. Fior di galantuomini, i mejo che mai abbian calcato suola di corame, han fatto strada, un sacco di strada, sui miei lavoretti di restauro.
Flavio: ma dimmi, perché, invece di rovinarti la vista in bottega, te ne vai a spasso con questi altri imbecilli?
S.A. per fargli consumar le suole e averci così più lavoro? No, parliamo seriamente, messere padrone: oggi siamo in ferie per andare a vedere Cesare trionfante e far festa e ubbriacarci.
Marullo Far festa! Ubbriacarvi! Oh, cuori di pietra, teste di sasso, anime indurite più degli oggetti che anima non hanno, quali conquiste Cesare riporta alla patria, quanti tributari in ceppi a ornargli le ruote del carro? Gente di Roma scellerata: voi che di corsa andavate ad acclamarlo mentre passava per le vie, e attendevate un giorno intero l'ingresso del suo carro abbarbicati come cimici su mura e bastioni, sulle torri, in cima persino ai comignoli coi figliuoli in schiena, e non appena lontano lontano v'appariva, unanime un grido udivi levarsi da far rimbombare e tremare il Tevere là sotto tra le sue sponde, fin nella conca del suo letto, avete già dimenticato dunque il grande Pompeo? E ora, bardati con gli stracci più belli che ci avete in casa per le strade vi riversate; e adesso v'inventate che è giorno di festa e spargete fiori sul cammino di chi se ne viene a menare trionfo sul sangue di Pompeo? Via di qua, andate a casa, e subito! E lì, inginocchiatevi a pregare gli dei affinché il castigo non perpetrino che vi attirerà di certo la vostra negra ingatitudine.
Flavio: andate, su, brava gente, e per questa vostra cazzata riunite i miserabili vostri pari; conduceteli alle rive del Tevere per versare lacrime nelle sue acque, finché l'onda più bassa non tocchi l'argine più alto.
 
Escono tutti i popolani.
 
Flavio: anime di stagno, vedi come le ho scosse! Dileguano, ammutoliti dai rimorsi. Tu, vai fino al Campidoglio e spoglia quanti simulacri trovi infestati di gemme e diademi. Io per me ci arrivo per altra via.
Marullo: oggi non si può e lo sai. E' la festa dei Lupercali.
Flavio: non me ne frega un cazzo. Non ci sia una sola immagine adorna dei trofei di Giulio Cesare. Cacciamo la plebe che s'accalca per le strade. Se queste penne ch'esuberano strapperemo all'ali di Cesare, lo ridurremo a un volo normale; che non s'innalzi oltre la vista umana su di noi, ridotti come schiavi a cagarci addosso.
 
Escono


 
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