apologie e apostasie di un trepido "The inflated style is itself a kind of euphemism."
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Nota (il traduttore) You know and do not know, what it is to act or suffer. You know and do not know, that action is suffering, And the suffering action. Neither does the agent suffer Nor the patient act. But both are fixed In an eternal action, an eternal patience [...] Thomas Stearns Eliot, Murder in the Cathedral Ero indeciso se tentare una traduzione complicata o lasciar perdere. Anche conoscendo poco l'inglese, mi pare che il brano si capisca senza difficoltà, almeno in superficie. Aggredire il nocciolo di senso una volta sollevata la scorza è tutt'altra questione. Una questione di portata amletica, potremmo dire, date le affinità che corrono tra il personaggio shakespeariano e il Thomas Beckett di Eliot. Nella versione originale si conserva la caratteristica saliente dei versi citati, la musicalità, intesa non tanto come vuoto rincorrersi di assonanze, quanto come una vera e propria architettura armonica imperniata su modulazioni costruite intorno a una spina dorsale melodica, act-action-agent-patient-patience, cui vanno ad aggiungersi la struttura contrappuntistica (it is, that is, suffering; suffering, does the, but both) che rende più complesso e profondo l'accordo centrale a tre voci suffer-neither-(suffer)-patience e il basso continuo know-do not know; neither-nor; in an-an, con quel fixed dalla doppia valenza intrinseca ed estrinseca ad espletare la funzione già specificata dal suo stesso significato, quello cioè di giunzione, cerniera tra gli elementi "musicologici" e concettuali; questo piccolo e straordinario ricettacolo di ordine e bellezza, così superno e abissale da togliere il fiato, nell'italiano di un traduttore inesperto (e forse nell'italiano in generale) andrebbe disperso. Tu ignori e sai che cosa sia l'agire e il subire; Allo stesso tempo sai e ignori che azione è sopportazione, la sofferenza azione. Non patisce colui che agisce né tantomeno agisce chi subisce; ma entrambi sono congiunti in un eterno agire, un eterno patire [...] Henry Francis Cary (1772-1844) [...] Divine Comedy, Hell, Canto V scritto da Climacus | 05/04/2008 15:17 | commenti (15) |