apologie e apostasie di un trepido "The inflated style is itself a kind of euphemism."
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I bambini adorano Gilda mamma dice d'aver visto un calabrone starsene appeso per le mandibole nel centro di un girasole trafficando un poco con le zampe. Appena volato via il calabrone, dal grembo del cerchio colorato di semini aranciati, mancava qualche tessera,
come quel gioco, sai, che io non ricordo bene, ma si facevano disegni appuntando a un tappeto verde da fachiro playmobìl, fatto di tozze asticelle e fitte,
fitte come capelli osservati con una gran lente, o, tolta la lente, aculei d'istrice spuntati,
s'appuntavano dei chiodi colorati dalla geometria d'alveare,
alveare nei singoli elementi svolto -un cubo che ti mostra tutte e sei le facce d'un sol fiato,- appiattiti nella mappa della città delle api,
ma chissà se c'è una città dei trogloditi
e se ci sono le donne gorilla,
qualcuna la portarono sulla nave di Annone, che sia morta nel ritorno?
Quei disegni erano pigri e invariabili, porte girevoli dell'Iper, l'Iper dove mi conducono spesso, sebbene le porte ti tocchi sempre rincorrerle, sebbene incespicando le porte t'incalzino da dietro s'incastrino i carrelli le liste della spesa si gonfino simili a gonfaloni che sbatacchiano nei vortici che originano dalla mistura di refoli dei condizionatori e zaffate che sollevano l'asfalto dei parcheggi le gomme delle macchine le suole delle scarpe i tubi di scarico e poi nel crepuscolo delle porte girevoli
nella luce ambrata dell'interstizio
tra il sole battente e i neon spettrali
ci sono le teste di uomini e donne che sembrano modelli dove poggiare le parrucche, ogni uomo e ogni donna porta le spalle aguzze sotto le magliette di vinavil e cotone
be', le vetrate crepuscolari scorrono mulinando, ecco le scale mobili,
ruote per criceti in fondo, immobili, invariabili come quei disegni di fiori e soli aztechi, appunto.
Ma io non ho veduto né il calabrone né il girasole, e mi sembra di aver perso qualcosa d'importante, un concerto per violino solista in un campo di frumento, fruscianti in sottofondo le spighe come in uno spot mulino bianco, con le bocche di bambini che sgranano rosari di cereali asciutti e quasi petrosi. Sai, quei denti bombati di bambini, gli incisivi smussati oltremodo spessi del Pel di Carota tutto lentiggini e malizia fanciulleschi: adocchia un baccello -sembrerebbe di fagiolo- e subito lo morsica per sentire dappresso il clonc di sarcofago deiscente che scatta sui cardini, si scoperchia e sputa una perla d'un verde smorto e dolce; sai, quel baccello si muove invece, è un bruco. Dalla bocca del bambino ora cola una linfa brunastra dal sapore diabolico, amaro unicum, l'hai mai assaggiato, Gilda? Hai mai succhiato la canna tronca di un soffione? Ne esce bile bianca. Soffioni e fiele, bruchi e bile. Le donne gorilla di Annone il Navigatore Cartaginese che giunse fino al golfo di Guinea spargendo uomini e donne lungo la costa come semenza: vivevano sull'isola all'interno di un lago all'interno di un'isola.
In conclusione, non posso perdonarmi d'aver mancato allo spettacolo del bombo e dell'eliotropio, una favola d'Esòpo scritta solo per me, secondo i miei desideri, con Gilda che interviene nel clue della situazione, Gilda che sopravviene;
« Teneva ella in tasca le tessere mancanti del girasole.»
scritto da Climacus | 17/07/2008 12:18 | commenti (20) |
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Prendendosi gioco della storia (intermezzo)
si raccolga la farragine
in fondo ai fondachi
e si spazzi la fanghiglia
dalle cisterne
ormai sterili
la si sospinga
a ripercorrere
gli acquedotti
senza temere
le pendenze
secondandole piuttosto
o raggirandole se
necessario
se necessario
siano stroncati gli acquedotti
stessi
che crollino dunque
e sollevino polvere
con le travi dei sottotetti
siano allestite piattaforme
vi si adagino le vettovaglie
gli otri le ampolle
indispensabili
a compiere il viaggio.
Siano esse
mobili come basamenti
di macchine da guerra
terribili
come chiatte
che solchino erba e ghiaia
e roveti
non vi siano gualdi
o acquitrini che ostacolino
il cammino verso il nuovo golfo
che si abbattano i bastioni
per trascinarle
nei campi falcidiando
le messi
a tal fine si scelgano le bestie
più forti degli armenti
le più deboli siano abbattute
e lasciate agli sciacalli
sgozzate i cavalli e gli elefanti
che nessuno
di loro
abbia a pensare
che saremo presto per sempre
assediati
non lasciate segatura
se non alle tèrmiti
siano bruciate le cataste
di legna
sia bruciata l'arenaria
l'oro della Nubia
l'argento della Spagna
rubini e smeraldi cari
alla Luna
siano sepolti insieme
alla cenere
alle vesti
agli schinieri
le cotte gli usberghi
gli scudi le sarisse
dei guerrieri
insieme agli eunuchi
ai sacerdoti
alle pergamene
ai profumi
al sale
alla porpora al cinabro
ai capelli dei traditori
e delle concubine infedeli
tutto ciò che vi è di sacro
sprofondi nelle paludi
precipiti negli orridi
rimbombi il suono
dello schianto nelle gole
di uomini e monti
scritto da Climacus | 08/07/2008 10:19 | commenti (5) |