apologie e apostasie di un trepido

"The inflated style is itself a kind of euphemism."
George Orwell


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giovedì, febbraio 26, 2009

inizia così la mia partecipazione ad un blog tutto nuovo, in compagnia della vulcanica e vulcaniana mrka : canfora soap

Avevo immaginato di descrivere una cosa tipo “Verissimo” in una versione sconosciuta agli amici di canale 5, “Verissimo dietro le quinte”, come quei film porno in cui si vede tutta la preparazione muscolare degli attori (stretching ortodosso e intimo) e scenografica (pulizia della piscina dal fogliame, disposizione dei divani), il regista tirannico che detta le coreografie, le battute e i peti involontari che fanno letteralmente scoppiare un’orgia di risate, i “come stai bene grazie ma potrei stare meglio se solo tu”, con te nella parte della bella gnocca filopiersilviusconiana e io nel ruolo del tipo chic efemminatissimo che la filopiersilviusconiana stuzzica ogni giorno in camerino, con poco innocenti pizzicotti sul sedere prima, carezze sempre meno fugaci sempre più rapaci capaci esperte al viso al petto e al bassoventre poi e, infine, una sensazionale elaboratissima pirotecnica scena di nudo che sarebbe integrale, il nudo, se non fosse per le autoreggenti da sballo ricamate a motivi religiosi -una miriade di pissidi e ostensori,- che continua/i a indossare, mentre già volge/i il capo alla telecamera dicendo in un soffio caldo di talco rosa fumetto che si spande, si enfia, lievita, gravita come un fumetto -J’adore-, la parrucca bionda calcata disordinatamente sul già menzionato capo in un modo tra lo scanzonato da un parte ed il canzonatorio dall’altra, per somigliare a Charlize nonostante le curate ma folte ed esecrande in tale contesto sopracciglia nere, e qui farei partire una divagazione pseudohegeliana sull’idea estetica pura che ancora non ha conosciuto l’altro da sé ed è perciò immune dalle peripezie tipo fenomenologia dello spirito che la porteranno alla riflessione autocosciente e all’irrequietezza o persino morbosità se non addirittura oscenità deformità teratologia scatologia orrore negli esiti più estremi che è rappresentata, l’idea al di sotto del bene e del male, dalla perfetta Charlize, mentre io, nella parte del tipo efemminatissimo, continuo a dire -no, non posso, ti prego di non mettere a dura prova i miei saldi ma comunque passibili di cedimenti princìpi morali- con sempre maggiore sofferenza, frequenza, insistenza e come combattendo la voglia di saltarle/ti addosso e rubarle/ti le autoreggenti, cosa che in effetti faccio affrontandola/ti come un gatto affronta un… un… un molosso, per poi ballare e piroettare, mettendo a dura prova questa volta l’elasticità delle autoreggenti (ma anche, si saprà dopo, l’affidabilità del pace-maker) tirando come un mulo entrambe le autoreggenti, aiutandomi in certi frangenti con i piedi, al punto da diventare tutto rosso in faccia, sudato da far pena e con quell’ansito chioccio che disvela l’insufficienza cardio-respiratoria-circolatoria ma capace con quell’ultimo, tragico sussulto che fa sobbalzare i cuori di impadronirmi della telecamera, le autoreggenti intorno al collo come un boa, una telecamera tutta per me e dietro di lei un cameraman semplicemente incantato tutto per me e ancor più dietro un mondo incantato stile Chicco linea per adulti tutto per voi, e dopo essermi impadronito della telecamera, cantare la canzoncina della Golden Lady con un filo di voce e stramazzare al suolo senza vita non prima di aver salutato i telespettatori con un ultimo, sì, anch’esso ultimo, e tragico, sì, anch’esso tragico ma per caparbietà ammiccamento. Questo avevo immaginato di descrivere: la televisione genera mostri.

 


 

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sabato, febbraio 21, 2009

Categoria: facebook, gruppi

Le prefiche riformate nella cultura dell'intrattenimento

 
Alla prefica moderna è delegato il compito, di indubbia utilità sociale, di aprire bocca per prima quando la conversazione langue o si trova in un punto di stallo, onde evitare agli altri l'imbarazzo di proferire cazzate. Se la figura storica della prefica era intesa a esacerbare il dolore luttuoso, a suo modo solennizzandolo, nell'era dell'intrattenimento la prefica è la figura che anima o ri-anima il vaniloquio, mezzo espressivo seminale della libertà di non-pensiero. L'obiettivo nostro è che tale irrinunciabile protagonista della vita intesa come rete di relazioni deboli- intercambiabili, sia riconosciuto e tutelato dal diritto e integrato nello Statuto dei Lavoratori nei modi che il Legislatore riterrà più opportuni.

 

 


 

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giovedì, febbraio 19, 2009

In sintesi

Il laico cerca dio nella figa

il sacerdote la figa in dio

forse non è roba mia, ma solo una rimembranza isterica. Fate conto che l'abbia sentita a Ballarò, detta da Casini.

 


 
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