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Divertissement 301 (titolo suggeritomi da George)
L'eroe imbecille credendosi poeta ama Cervantes, odia Carducci, è fanatico di Campana (che non ha mai letto), ha inoltre studiato teologia per conoscere ogni sfumatura del libero arbitrio. A volte lo trovi al cinema, quando la battaglia non infuria. Se non è al cinema è in prigione. Pontifica impalandosi al pennone nel piazzale delle caserme militari, applaudito con sincera ammirazione per il suo coraggio dai caporali. Si definisce 'ciarlatano' e il suo motto preferito è "si Dieu n'existait pas, il faudrait l'inventer." E' ipermetrope. L'eroe imbecille ama Cervantes ed è facile immaginarne il motivo, detto tra noi si crede poeta perché, imbecille più di un voto plebiscitario, ha sfrondato le sue rime - tutte quante in -ore e -are- ha espunto i suoi versi, versi ricalcanti un modello come -nelle segrete stanze piange Amore- oppure -gli occhi tuoi mi preme indorare- oppure -divino artefice del nostro ardore- oppure -spoglio di doglie m'ingroglio di voglie- dove m'ingroglio sta per -mi lubrifico- ma questo, sul suo quaderno ordinato, un raccoglitore da burocrate effeminato che fa clock quando scatta un gancio, l'eroe infatti è morto da eroe con una pallottola nel zucchetto cardinalizio, il cimiero (applicato con nastro adesivo nero al zucchetto) bruciacchiato, la fusciacca insaguinata a coprirgli l'occhio buono, un cipiglio paretico da bravo, un pugnale confitto sotto lo sterno e la cirrosi epatica ( io lo sto commemorando così come mi viene, non certo da poeta, ma quasi, se si osserva con quanta maestria gli accapo si succedon casualmente, e la punteggiatura e la spazia- tura si tingon di screziature espressive assai, caratteri sopra e sotto le righe d'un alfabeto che non bada allo spreco ma si propaga abbondantemente oltre il fonema per dar voce a silenzi: -m'apparecchio a dar voce a silenzi, ore (enjambement) di silenzi e squallore, ore (enjambement) di appostamenti insonni a guatare lo spazio incompiuto di presaghe (...)- [carme incompiuto]) ma questo, riprendo da dove c'eravam lasciati, è un verso che il fiero ha barrato con il rossetto d'una delle sue trecento amanti, come sempre succede in quelle composizioni istrioniche in verità dai titoli divertissement 1 divertissement 2 e via fino a trecento, dai verbi servili*. *Nota per il lettore distratto: ha espunto i sui versi (...) dai verbi servili. Nota per l'esegeta distratto: espungere i verbi servili basterebbe a fare di lui un eroe, al di là delle imprese che son competenza degli storici.
L'eroe, il cui nome di battaglia fu Pelagio o Pelasgio o Aureliano, affidò al suo migliore amico tutta la sua lirica produzione, l'amico sono io, dicendo: -i posteri non sanno dove andare, e ancora -ah, potessi portarcerli, e ancora - muoio!- e ancora -pffffff- Agli eroi imbecilli piace Cervantes e si credono poeti perché hanno abolito rime e metrica e poi si credono direttori d'un orchestra di m di e di q di g di a di f (scimmie ammaestrate). Io, dal canto mio, credo nelle arringhe concinni/e degli avvocati.
scritto da Climacus | 12/01/2004 14:14 | commenti (35)
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