apologie e apostasie di un trepido

"The inflated style is itself a kind of euphemism."
George Orwell


se credi che i post siano troppo lunghi, qui trovi il mio pensiero in sintesi

lunedì, gennaio 19, 2004

Salve, amici vicini e lontani. Mi trovo in un certo imbarazzo a concionare da un luogo che mi è poco congenitale ma, ottenebrando all'impegno che ho sottoscritto e controfirmato (presente notaio e segretaria del notaio alquanto avventizia), mi sforzerò di essere chiaro e concistoro. Come probabilmente non inalerete, i lavori in loco Monastero procedono al rallento ma purtuttavia procedono ( lentamente). L'appello, se dir così si puote, di Asclepia-Tulipani, cui vi rimando per ulteriori certificati, lanciato dalla sottoscritta in una situazione delicata come quella che le maestranze si trovano a vivere in queste istanze particolarmente drammaturgiche, cade a fagiuolo come un fulmine a ciel sereno o come il caglio sui mascarponi: insomma, giunge a puntina. Volendo entrare nel merito del questionario sollevato da Tulipani e riassumendo molto per razioni di spaccio, il messaggio vibrato dal pulpito asclepico invita le maestranze a sussumersi il compito di aumentare la riproduzione e a farsi incarico d'una rinomata fiducia nel progetto di ipertesto interattivo ecc. amore lungo lungo (100 euri) (50 solo bocca, come spiegato esaustamente nel foglietto illustrativo che poi è una carta di incentivi e una dichiarazione pragmatica) ideato non creato da Giovanni Climaco.

Premesso che:

A) Il nuovo racconto di Akin è ormai in derivazione d'arrivo, come evidenziatomi da una missione punitiva dello stesso Akin che mi giunse pochi mesi or sono per posta dinamitaria

B) Reme, vale a dire Lucy per chi non ne fosse azzimato, ha presentato giuramento solvente che presto tornerà a divisarsi nel ruolo di sua stretta dotazione, il che vuol dire, in parole rispolverate, che presto tornerà a divisarsi nel rullino di marcia di Lucy

C)Eddie è in attesa di una sollecita, con cui lo si solletica a partecipare agli sviluppi nei suoi risvolti del romanzo medianico

D)Ekatherine, un tempo entusiasmica, potrebbe ricominciare a farsi recalcitrante per una investitura da Badessa che, tra parestesia, è una parte che fa gola apparecchi (tanto che la gran maggiorata della mia posta elettronica è complementata di lettere d'aspiranti Badesse cui devo dire NO in modo edulcorato ma fermo, specificando (vedi annessi e commessi) che il cast sarebbe anche completo se non ci fosse qualche introppo burocrastico)

E) Tulipani espettora dalla voglia di scrivere

 io, Nazzari Spezia Carlo, ho creduto di fronte a dio e agli uomini di adombrare alla richiesta di Tulipani con un racconto cui ho ingerito il difficile compito di smuovere le acque stantie del Monastero, ritenendo, cosa non trascurabile, di obliterare altresì comenò alla delega recepita da Giovanni Climaco (prendendo due fave con un'allodola), il quale si affidò al mio insindacabile talento per risanare le sorti del suo blog, il quale blog, prima del mio intervento che poi capirete di quale entità è il mio intervento, rispecchiava con la sua parabola discendente la discendenza delle stesse abilità cognitive e neurovegetative di cui sopra al paragrafo 3 dal titolo "il trasnuvolatore trepido in declino: la triste declinazione di Climaco". Ho perciò pubblicato in due sedi distinte x e y il brano in aggetto, dove x è evidentemente la sede più opportuna e y quella più importuna e cioè, reciprocamente, il mio blog (qui) e il blog in cui mi trovo proprio ora nel memento mori in cui vi parlo. Amici vicini e lontani, non mi resta che angariarvi una serena e, ove consentito dalle leggi vigenti, edificante lettura. Vostro, Carlo Nazzari Spezia

Sunto puntate precettate: Giona, avvelenato da una spremuta affatturata confezionatagli da Asclepia, ha appena vomitato in una camera che, almeno a prima veduta, sembrerebbe disabilitata. 

Il lavello s'è intasato. Non mi va di fare un lavoro sporco, per giunta a mani nude. Ma trovare uno sturacessi in questo appartamento simile a un reliquiario sovrabbondante potrebbe essere un'impresa suicida, vuoi perché i superammassi di cornici vuote e pannelli e listarelle e assicine di legno schiantate (residuati della crociata anti-iconodulia e anti-modanaturadulia) di cui questo posto pare riserva inesauribile nascondono sempre chiodi arrugginiti untori di tetano, vuoi perché qualcuno, vedendomi frugare nel ciarpame, potrebbe scambiarmi per un ladro ed è fresca di stampa la circolare firmata Bolaffi, sottosegretario alla Giustizia, che vieta ai ladri di rubare, pena la 'deiezione dal rango di Soggiornante con conseguente arresto e carcerazione nelle raffinerie sotterranee di Chora'. Mentre penso con brividi di sincera repulsa ai racconti sulle leggendarie Raffinerie Monastiche che i nostri padri solevano usare come spauracchi contro gli atteggiamenti indisciplinati dei marmocchietti -Giona, se continui su questa strada finirai col discendere nell'inferno della merda chimica, dove le tue chiappette grassocce saranno territorio di conquista per uomini a tre teste e mostri itifallici- mi mondo la bocca e smoccolo il naso in un guanto solopollice di feltro pesante, di quelli che si usano per maneggiare padelle roventi, e infilo bestemmiante un braccio nello scarico tappato. Estraggo una palla di capelli e materiale di natura sconosciuta che lancia un gemito della rotondità di un peto quando, con una destra manata, lo spiaccico contro il muro. La spremuta gastrica ribolle per un istante nel lavandino, prima d'essere risucchiata con un gemito tetragono all'incirca quanto un rutto. La mia risata non tarda a sgorgare: "ih, che strombazzata perepepé" mi ritrovo a pensare, mentre il riso s'acumina fino a rasentare il richiamo accalorato di un pavone. "Ih, che altisonanti lai", mi sorprendo a pensare, e la risata rinuncia al suo rango "ih, deiezione, Soggiornanti, ih" di risata per frullosfrigolare ad altitudini da vertigine sopranile, ché tanto sto evacuando i polmoni, sono di già in apnea, forse un embolo è lì lì per staccarsi, ma checcazzo è una goduria densa e rotonda come invasi di sperma sentire le corde vocali che si sfilacciano e il cuore che martella ottomila battiti al minuto come quello d'un ragno ottomila come quel ragno di capelli e pappetta ovarica che mi guata grillo parlante spetasciato al muro e poi poi poi si ferma, resta sospeso eternamente riparte aritmicamente pompa ripompa.

Un braccio liscio mi morde il collo. E' una presa da guardiano. No, è una presa da judoka femmineo, femminea la presa. -Sei pazzo, Giona!- Uh, certo che no, mi manca molta gavetta. Intanto respiro bene bene per abbandonarmi rinsavito a un diletto maschile per forma, femminile per sostanza, un diletto che mi tira i capelli ma lo fa forse lo fa quasi fosse forse una carezza. Una carezza tipovirago, non so se ti è familiare, Lucy.


 
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Giovanni Pisano; Giudizio Universale

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