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martedì, gennaio 27, 2004
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 La vita romanzata di un feuilleton prestatosi di mala voglia al book crossing (terza puntata)
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Binario sei. Banchina. Il regionale Brescia-Parma, acciaccato e con la solita espressione amareggiata, serra le bocche e, con la cautela di uno sciancato, si avvia, claudicando verso il deposito. Lo guardo e lo commisero, povero diavolo, mentre rimpicciolisce stancamente: un refolo di venticello malevolo mi solleva un ciuffo di capelli; una zaffata all'aroma di stazione (simile al lezzo dei treni ma con l'aggiunta di grasso per ingranaggi), mi devasta definitivamente il riporto. Il primo impulso è quello di piangere, il secondo è quello di abbattere a colpi di ventiquattrore il tabellone di arrivi e partenze, il terzo, che decido di assecondare, è quello di sporgere reclamo contro le zaffate scompigliatrici di riporto a un funzionario delle FS in borghese, camuffato da operaio con tanto di patacche nerovischiose sulla blusa carnascialesca. Il funzionario, certo un elemento di spicco nell'organigramma aziendale, si è talmente immedesimato nel suo ruolo fittizio da mandarmi a cagare in perfetto dialetto parmense. Decido di lasciar perdere, conscio del fatto che gli basterebbe una telefonata a un politicante prezzolato per stroncare la mia carriera come la mia reputazione.
De Santi, ereditata dal rispettabile padre la fiorente impresa di pompe funebri "il sepolcreto", impiegò cinque anni soltanto per svaligiare le casse della ditta, dilapidando in affari sballati l'intero patrimonio acquisito, e ora, ormai sull'orlo della bancarotta, aveva dovuto rimettersi alla poca clemenza di uno strozzino come Sgherri per placare gli animi dei creditori e prolungare l'agonia del sepolcreto. -Le apparenze vanno salvate,- gli aveva detto in un precedente incontro lo Sgherri e, mentre De Santi poneva il massimo impegno nell'assolvere al degradante cerimoniale impostogli dal malfattore, costui, non ancora pago ma pronto oramai a zampillare gratitudine tanto intensa quanto transitoria, aveva trovato la forza per attingere alle sue sconfinate riserve di crudeltà , soggiungendo, come in un rantolo d'estasi diabolica: -noon riinuncii alla viita MONDANA! Che aspetta, George! Corra a prendere il foulard della signorina Blini! Certo che glielo restituirò inzaccherato, George! Non faccia domande imbecilli, George! Rintanarsi nel suo nascondiglio, mio buon De Santi, non farà altro che sancire la sua condanna. In società (eccole il foulard, amico mio), le voci si rincorreranno in sua assenza, le maldicenze la daranno per spacciato non solo come uomo d'affari ma come uomo tout court, è chiaro? Diranno che il cancro la sta portando dritto al creatore, che suo figlio è tisico e sua moglie, oh mio dio, diranno che sua moglie è stata sepolta per errore. Poi l'errore sarà negato (si pulisca la fronte. Le sta colando in un occhio.) e tutti avranno la certezza assoluta che lei, oltre che fallito, suchiacazzi (oh, pardon)e moribondo, sia anche un ASSASSINO! George, com'è che si chiamano quelli che ammazzan la gentil consorte? Ecco, un UXORICIDA! Non è tremendo, George?- Ripensando a quelle parole, De Santi, segregato nello studio di Sgherri e seduto di fronte all'elegante scrivania col leggio rialzato, smise di adocchiare istupidito il manico intarsiato di un prezioso tagliacarte e, come svegliandosi da un sogno, lo afferrò con decisione, nascondendolo quindi nel taschino del panciotto.
scritto da Climacus | 27/01/2004 11:25 | commenti (19)
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