apologie e apostasie di un trepido

"The inflated style is itself a kind of euphemism."
George Orwell


se credi che i post siano troppo lunghi, qui trovi il mio pensiero in sintesi

giovedì, febbraio 19, 2004

Netta mi è sempre vicina. Io non so esprimerle in altro modo la mia gratitudine se non pubblicando un commento depositato nel suo blog in cui mi ero lasciato andare alla rievocazione di ricordi autentici, senza badare alla forma e in preda ad un trasporto che ora non riesco più a percepire né ritrovare. Lo dedico a lei per una volta ancora, insieme a una poesia di Laforgue.

Ti amo, proprio come ho amato il camionista scozzese che riusciva a capire il mio inglese monosillabico e che mi ha offerto da bere parlandomi di sua moglie e insegnandomi nel contempo posizioni ardite del suo personale kamasutra, proprio come ho amato un poeta americano che ho incontrato a Orta San Giulio e mi ha offerto da bere e da mangiare spiegandomi che suonava il violino, ragion per cui io gli dissi Paganini è fico nel mio inglese monosillabico e lui mi rispose Paganini mierda nel suo italiano più-che-dignitoso. Ero molto giovane e lui era un cinquantenne con stivali da cowboy, capello lungo, fisico asciutto, occhi guizzanti, voce profonda, mani da poeta-violinista. Ed era generoso e di una pazienza commovente perché io piangevo per Sara e gli parlavo di Sara nel mio inglese stentato monosillabico e lui mi ascoltava e mi riempiva il bicchiere di bourbon e mi chiamava Charles, Charles ricorderai ciò che ora ti fa desperare con uno sorriso, you know, charles, sono proud de averte conasciuto.
E ora ti canto Laforgue come ti avevo promesso: "al chiaro di luna / amico Pierrot/ filiamo, in costume, / lassù presidiamo!/ il mio cervello/ è morto davvero./ Cristo se lo porti!/ Dinnanzi alla luna/ restiamo, la bocca/ aperta a zero. // Inconscio, dentro di noi scendete per riflessi:/ imbrogliate le carte, i dizionari, i sessi./ Per cominciar, come un fachiro io piroetto!/ (prima dell'uso, agitare il poveretto)./ Ho il cuore casto e vero come una buona lampada;/ sì, sono inciso in rame, al pari di una stampa. // Venere enorme Reggente/ già langue all'orizzonte dei greti;/ è l'ora, brava gente,/ gente nata accasata, di stordirsi/ in gorgheggi di sogni prolungati!/ Coribante, le coperte ai quattro venti!/ Disloca i tuoi pudori, abbasso i limiti!/ In candido costume io farò il cigno,/ dopo di noi il Diluvio, o Leda mia!/ Fino a che roteino i tuoi occhi vitrei/ e tu ti scuota in orrende risate, / hop, liquidiamo sugli orizzonti insipidi/ i minuetti delle nostre pagliacciate! // Toh, l'Universo è a rovescio!/ -Tutto questo fa molto onore a voi,/ Lord Pierrot, ma e poi? (...)
Jules Laforgue, Complainte de Lord Pierrot




 
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