apologie e apostasie di un trepido "The inflated style is itself a kind of euphemism."
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![]() se credi che i post siano troppo lunghi, qui trovi il mio pensiero in sintesimartedì, marzo 18, 2008 |
Zibaldone e crema pasticciera. Chiudere i blog fa tendenza: salvo il salvabile e poi mi ritiro Vd Sein und Zeit (e poi muori) Se si sostiene, poco prudentemente, che la cellula uovo è un essere umano nello stesso istante in cui viene fecondata, allora io posso sostenere, senza paura che l'imprudente di poco fa mi contraddica (l'imprudenza gliene ha tolto facoltà: nella peggiore delle ipotesi potrà sconfessarmi), che lo spermatozoo è un essere umano in nuce. Mi pare di capire che dalla prospettiva di santa romana chiesa in fatto di interruzione di gravidanza e anticoncezionali si possa più o meno evincere quanto segue: chi usa il preservativo è un omicida in nuce che previene un omicidio de facto. Sein und zeit Ieri ho riflettuto a lungo sulla saga di Eric il Rosso. Qualche giorno prima, invece, mi sono perso in inutili elucubrazioni al fine di giungere alla conclusione provvisoria che il tempo è un concetto insensato. Perché parlarne dunque? Perché devo pur parlare di qualcosa di insensato in un contesto privo di senso prima che il nichilismo spazzi via persino il ricordo di ciò che la parola blog ha significato all'alba degli eventi catastrofici che costrinsero i blogger a riconsiderare il proprio ruolo e cadere di necessità in uno stato catatonico simile peraltro alla riflessione che fu preambolo del nichilismo stesso che, in questo ragionamento circolare, potrebbe spazzar via e forse lo ha già fatto persino il ricordo di ciò che la parola blog ha significato all'alba della catastrofe. Se il tempo scorre, e a me, dopo aver visto L'attimo fuggente, è sempre parso che scorresse in quanto successione discreta o continua, non importa, di quegli istanti che il poeta dice di cogliere, l'imitatore del poeta di assaporare, l'imitatore dell'imitatore del poeta di suggere fino al midollo e così via, dovrà pur farlo a una determinata velocità. Se la velocità è spazio su tempo, tuttavia, come minchia si calcola la velocità con cui il tempo scorre? Questo è rubato a Wallace, lo confesso. Ma se non è il tempo che scorre, il che equivale a dire che l'analogia con le lancette dell'orologio non regge, allora sono le cose stesse che scorrono sulla matrice del tempo. E' il panta rhei di Eraclìto e De Crescenzo. Tutto passa. Anche la bua. Meglio però che ci sia la mamma. Questo tutto come va inteso? Se il tutto ha l'iniziale minuscola ed è un coacervo di ogni cosa visibile e invisibile, escluso il motore immobile rappresentato dal divenire (per il concetto di divenire, si veda Emanuele Severino, l'essenza del nichilismo, il quale, in quanto legge che determina il passaggio della cosa dall'essere al non-essere e viceversa, ne nega la possibilità logica, ontica e ontologica), allora possiamo anche immaginarci la Grande Ammucchiata mentre, sospinta dal principio di ogni mutazione, corre in direzioni casuali o verso una meta come fanno i rugbisti. Questo tutto, però, sarebbe contraddittorio perché mancante di qualcosa: il divenire, appunto; in ultima istanza, il ragionamento si arenerebbe sullo spiaggione del paradosso di Russel insieme al cervello che lo ha prodotto. Ma se il tutto è il Tutto con la T maiuscola di A-Team (ricordate il motto di Annibal Smith "adoro i piani ben riusciti"? Ebbene, si trattava di una citazione presa da Bartolomeo Cristofori), e ricomprende anche il principio del proprio scorrere, non si riesce proprio a vederlo muoversi ma, anzi, si fa una fatica del diavolo a sostenere il peso di un concetto che dà la nausea solo a sfiorarlo e forse si diventa pure parmenidei continuando ad avere la nausea. Il divenire, del resto, altro non è che una funzione del tempo, o, viceversa, è il tempo ad essere una funzione del divenire: in un caso come nell'altro si ritornerebbe al paradosso dell'incalcolabilità della velocità di scorrimento. Il tempo che scorre ovvero il tempo congelato appaiono, come dicevo, insensatezze non appena si cerca di dar loro la concretezza e coerenza ontologica di entità indipendenti dal pensiero umano, dalla coscienza. Attenti allora alle derive idealistiche. Tornando al panta rhei, mi piace sottolineare come anche l'attrito con la A maiuscola, che è ciò che si oppone all'eterno sdrucciolamento (E. S.), dovrebbe fluire essendo parte del tutto. Questa è già di per sé una assurdità. Forse che Bertolucci abbia fatto imburrare a Marlon Brando l'ano della Schneider per alludere sottilmente, passando attraverso A. ed E.S., alle incongruenze del concetto di tempo? Mottetto arguto 1: arzillo son io perché arcaico Azzardo l'esprimermi per tautologie se e solo se posseggo l'incontrovertibile certezza che nessuno avrà a confutarmi. Mottetto arguto 2: scegliti un modello che non sia trascendentale Diceva un sindaco saggio, forse citando che la poesia non è l'accapo a comando. E neppure la rima. Riscrittura di un'imitazione Luttazzi sale sul palcoscenico. « Sarà capitato a tutti voi -mi rivolgo a un pubblico maschile sufficientemente largo di vedute da non considerare la polluzione notturna alla stregua di un omicidio preterintenzionale- di osservare Giuliano Ferrara in televisione -sì, il Giuliano Ferrara direttore de "il Foglio", il Giuliano Ferrara che si batte contro la caccia alla balena perché vede minacciata la propria stessa esistenza-, e provare l'impulso sfacciato di masturbarvi. E' quello che è successo a me qualche sera fa, guardando Porta a Porta. Stavo sul divano con Ivana, la mia fidanzata: il campanello suona, Vespa fa entrare l'ospite, l'ospite parla, il campanello suona ancora, entra un nuovo ospite... C'è bisogno che vi spieghi ulteriormente come funziona il sesso orale con Ivana? Quando arriva il momento di Ferrara comincio a sentirmi veramente arrapato. La mia ragazza si offre di darmi una mano e un capezzolo da mordere mentre mi smanetto, ma io declino, è una cosa troppo privata, una faccenda tra me e Giuliano. Poi il culo di Giuliano, simbolo di fertilità, sprofonda nella poltrona triplaicselle fattagli su misura, accavalla le gambe -sì, Ferrara è un enorme culo che accavalla le gambe- il pantalone si solleva, il calzino si abbassa, un lembo di pelle glabra e lattiginosa del polpaccio fa capolino e io schizzo. Lo schizzo è torrenziale, si divide in due bracci: uno finisce tra i capelli di Ivana -è qui tra noi (ciao amore), fate un applauso a Ivana che non è una bionda naturale-, l'altro braccio mi colpisce in pieno volto. Mi sento lo sperma in bocca e, cosa che più mi preoccupa, me lo sento in un occhio. Brucia parecchio, lo sapevate? Le ragazze annuiscono. Bene. Ad ogni modo, ci ritroviamo, io e Ivana, con un bel grattacapo da risolvere. Sono le undici. Mentre lei sarà impegnata a togliersi una specie di grosso chewingum masticato dalla chioma ex fulva ora bionda, io dovrò precipitarmi in ospedale sperando che ci sia qualcuno disposto a prescrivermi il Collirio del Giorno Dopo. Vi vedo perplessi. Il Collirio del Giorno Dopo esiste, non me lo sono inventato. Se non fosse così difficile sborrarsi nelle narici, ci sarebbe anche lo Spray Nasale del Giorno Dopo. Nel primo pronto soccorso cui faccio tappa, un'infermiera obesa mi dice che i medici dell'istituto sono tutti contrari alla somministrazione del Collirio del Giorno Dopo. La scena si ripete uguale come in uno di quegli incubi in cui ti trovi ad aprire cento porte per finire in cento stanze bianche e poi vedi come d'incanto una rampa di scale e continui a scendere e sembra che la discesa non debba mai più finire finché non ti risvegli nella sala d'attesa di un pronto soccorso, nella sala d'attesa di altri tre pronto soccorso, dapprima con un medico che si dichiara obiettore di coscienza "come il resto dei miei colleghi", poi con due infermieri cui puzza l'alito d'urina per l'indignazione: ma come, il Collirio del Giorno Dopo qui al Bambingesù? Al Fatebenefratelli? Finalmente incontro un tipo un po' losco (ero stufo di incontrare degli stronzi) nel parcheggio del Fatebene: sembra che mi legga la paura e la frustrazione negli occhi. Gli allungo venti euro. Lui mi indirizza all'appartamento di un oculista, il quale oculista -sentite un po'-, per non rovinarsi la reputazione, riceve le persone disperate come me in uno studiolo clandestino a qualsiasi ora della notte, e qui fornisce loro il Collirio del Giorno dopo, salvo poi dichiararsi contrario a quel tipo di trattamento non appena spunta il sole finché, non appena spunta il sole, ti svegli davvero e scopri che il sogno che hai fatto cominciava molto prima d'arrivare in sala d'attesa del primo ospedale, prima dello schizzo, prima di Porta a Porta, addirittura prima dell'inizio dello spettacolo in cui tu facevi Luttazzi, e che non c'è nessun teatro e nessun pubblico cui narrarlo, neppure Ivana. Sei solo nel tuo letto, triste come un cazzo, già piccolo di per sé, quando in più si muore di freddo. Ragazzi, cercate di fare tesoro dell'esperienza che vi ho raccontato: il preservativo usatelo sempre. » (colonna sonora: Paganini, Capriccio N.1; Arrangiato per chitarra ed eseguito da Eliot Fisk Van Halen; Eruption) scritto da Climacus | 18/03/2008 15:45 | commenti (27) |