apologie e apostasie di un trepido "The inflated style is itself a kind of euphemism."
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![]() se credi che i post siano troppo lunghi, qui trovi il mio pensiero in sintesigiovedì, marzo 03, 2005 |
Nostàlgia da Monàstero = =(melodramma a X atti che mai decollò) . (polifonia estemporanea) ASSAGGIO (Giona ha or ora vomitato) Il lavello s'è intasato. Non mi va di fare un lavoro sporco, per giunta a mani nude. Ma trovare uno sturacessi in questo appartamento simile a un reliquiario sovrabbondante potrebbe rivelarsi una nuotata nelle sabbie mobili, vuoi perché i superammassi di cornici vuote e pannelli e listarelle e assicine di legno schiantate (residuati non bellici della crociata anti-iconodulia e anti-modanaturadulia) di cui questo posto pare riserva inesauribile, nascondono sempre chiodi arrugginiti untori di tetano, vuoi perché qualcuno, vedendomi frugare nel ciarpame, potrebbe scambiarmi per un ladro -ed è fresca di stampa la circolare firmata Bolaffi, Sottosegretario alla Giustizia, che vieta ai ladri di rubare, pena la 'deiezione dal rango di Soggiornante con conseguente arresto e carcerazione nelle raffinerie sotterranee di Chora'-. Mentre ripenso accompagnandomi a barbabrividi di sincera repulsa ai racconti sulle leggendarie Raffinerie Monastiche che i padrenostri solevano alloquire come spauracchi contro gli atteggiamenti indisciplinati dei marmocchietti -Giona, se continui su questa strada finirai col discendere nell'inferno del Piccolo Chimico, dove i tuoi glutei gradasso-grassocci saranno territorio di conquista per uomini a tre teste e mostri itifallici,- mi mondo la bocca e smoccolo il naso in un guanto solopollice di feltro pesante, di quelli che si usano per maneggiare pentolame, e infilo pape-satan-aleppe un braccio nello scarico turato. Estraggo una palla di capelli e materiale di natura inconoscibile che lancia un gemito UFO della rotondità di un peto quando, con una destra manata, lo spiaccico contro il muro. La spremuta gastrica ribolle per un atomo d'istante nel lavandino, prima d'essere risucchiata con un gemito tetragono all'incirca quanto un rutto. La mia risata non tarda a sgorgare: "ih, che strombazzata aléppe-perepepè" mi ritrovo a pensare, mentre il riso s'acumina fino a rasentare il richiamo accalorato d'un pavone. "Ih, che altisonanti lai," mi sorprendo a pensare, e la risata rinuncia al suo rango "ih, deiezione, Soggiornanti, ih!" di risata per frullosfrigolare ad altitudini da vertigine sopranile, ché tanto sto evacuando i polmoni, sono (di già) in apnea, forse un embolo è (lì lì) per staccarsi, ma checcazzo, è una goduria densa e rotonda come invasi di sperma sentire le corde vocali che si sfilacciano e il cuore che martella ottomila battiti al minuto come quello d'un ragno... ... ottomila come quel ragno di capelli e pappetta ovarica che mi guata grillo parlante -Allocuzioni! Allocuzioni! Allocuzioni!- spetasciato al muro e poi... poi... ... poi si ferma, resta sospeso eternamente riparte aritmicamente pompa ripompa. (clòppete cloppéte clòppete) Un braccio liscio mi morde il collo. E' una presa da guardiano. No, è una presa da judoka effeminato, femmina la morsa. -MA... MA... MA... Sei pazzo, Giona!- Uh, certo che no, mi manca molta gavetta. Intanto respiro bene bene per abbandonarmi rinsavito a un diletto maschile per forma, femminile per sostanza, un diletto che mi tira i capelli ma lo fa... ...può ben darsi che lo faccia quasi forse fosse unà carezza. Una carezza tipovirago, non so se ti è familiare, Asclepia. (Asclepia salverà Giona dai Guardiani fedeli alla Badessa? Non lo sapremo mai) |