apologie e apostasie di un trepido

"The inflated style is itself a kind of euphemism."
George Orwell


se credi che i post siano troppo lunghi, qui trovi il mio pensiero in sintesi

mercoledì, aprile 06, 2005

Solo per chi ama leggere: uno splendido racconto di Capotreno Binariozeta

Dialogo a distanza sul racconto (aggiornamento di venerdì 8 aprile)

Climaco:  Puttana di quella vacca maiala! Tirinnanzi è il più tragico tra i personaggi della tua commedia umana! All'inizio sorridevo, pensavo a lui come a una specie di caricatura. In parte lo è davvero. Ma le cose che gli fai dire e i suoi modi -quel pencolare tra una devozione maniacale per il suo lavoro e, soprattutto, per il feticcio che conglomera l'idea stessa di ultra-professionalità da una parte e un'ansia paterna fatta di pensose epifanie che sfocia in uno scapaccione che sembra più una carezza dall'altra-, fanno di lui una figura talmente umana e talmente disperata da risultare epica.
Forse il finale è superfluo. Forse. Secondo me il racconto potrebbe terminare quando si trova al suo climax, anziché chiudersi in fase discendente: metterei la parola fine dopo 'e sorridi, perdìo, che ci hai un bel sorriso!'
Mi ha meravigliato la tua scrittura, più pingue del solito, più corposa, meno carveriana (anche se credo che Carver non sia un tuo modello). Veramente buona.
Probabilmente tornerò per rileggere e vedere se c'è qualche minuzia che potrebbe anche essere modificata. Tornerò sicuramente a rileggere per il gusto di farlo.
Non so essere obiettivo, soprattutto quando in un testo vengono proposte figure paterne eminentemente carismatiche: tendo ad esaltarmi più del dovuto. Tuttavia penso che questo sia il migliore racconto del Giannoni che abbia mai letto (affermazione da prendere con le pinze, mi raccomando).
Ciao

Capotreno Binario: Per il finale non so, ci tenevo a dire che la Superwave ha chiuso, perché è anche questo che rende tragica la figura del Tirinnanzi. Tutta questa sua dedizione al lavoro, questa venerazione per i suoi computer... e ogni cosa svanisce nel nulla. Però non posso mettere lì così l'ultima frase, senza una sorta di preambolo (da qui il finale digradante). Ben accette altre segnalazioni, se ne trovi. No, Carver non è per me un modello di scrittura, l'ho letto, e ho letto un suo manuale,quindi è chiaro che mi abbia influenzato, soprattutto dal punto di vista formale, di costruzione sintattica, ma per il resto lo sento un po' estraneo, e ora non posso più leggerlo perché mi deprime moltissimo, non so perché.

Climaco:  Cazzarola! Ormai conosco il racconto a memoria :)
Ci sono solo tre minuzie (potresti tranquillamente lasciarle al loro posto perché non sono stonature) che vorrei segnalarti. Per scovarle ho dovuto assumere la personalità del Dottor. Testaccia, prof. severissimo che fu allievo di Carducci e che insegna italiano e latino al liceo scientifico Alcatrax di San Vittore.
La coppia di aggettivi azzimato-tarchiato: lo so, funzionano benissimo in ogni occasione e consentono, grazie alla loro esaustività, di saltare a piedi pari lunghe descrizioni sulla complessione e l'atteggiamento dei personaggi; in questo caso, però, per evitare che il giovane che ti introduce presso Tirinnanzi appaia e scompaia in una frazione di secondo senza lasciare nulla di sé se non l'impressione che sia una sorta di riempitivo insignificante, consiglierei di rinunciare all'azzimato per conferirgli qualche nota di colore in più. A me vengono in mente, per esempio, l'alito cattivo e le mani esageratamente ossute di chi ha il vizio di mangiarsi le unghie (anche se contrastano con l'unica funzione intelligibile del giovane, che è una sorta di appendice della sala rettangolare). In questo modo, una volta escluso l'azzimato, anche l'aggettivo tarchiato può acquisire un maggiore spessore descrittivo.

La frase "Mi fermai con l'impressione di aver sparato tutte le mie cartucce." per me può andar bene, ma lascia il Testaccia un po' deluso. Secondo lui, potresti trovare qualcosa di più efficacemente espressivo, quel tocco di teatralità e plasticità che non guasta nella fisionomia di un personaggio evidentemente in imbarazzo. Che bello sarebbe se il nodo troppo stretto della cravatta bloccasse rumorosamente la deglutizione...

Ultima considerazione: è giusto, poiché nasce da una scelta ponderata, che il finale rimanga al suo posto. Testaccia mi ha rimproverato d'aver mosso la critica che ben conosciamo per amore della parola climax. Io, mani incrociate dietro la schiena, ho raddrizzato il dito medio. Lui -e ancora mi chiedo come se ne sia accorto- mi ha vibrato un colpo di ferula sul pomo d'adamo. A momenti soffoco. Comunque, per venire al sodo, Testaccia ritiene che quel 'girare libero (per le strade di grandi città)' possa essere sostituito da uno scorrazzare, da un bighellonare, da un ... (e qui l'esimio si interruppe perché non gli sovveniva il verbo).
Io dico che puoi espungere 'libero' perché pleonastico o quasi rispetto a 'senza orari, senza impegni'. Testaccia è d'accordo con me nel reputare superfluo l'interrogarsi sul destino di Tirinnanzi, opinione corroborata dal fatto che 'la superwave ha chiuso', ragion per cui, essendo l'una lo specchio dell'altro (superwave-tirinnanzi) il destino di Tirinnanzi è preconizzato dal narratore e quel 'lui, chissà dov'è' si profila come domanda retorica.

Ora lo posto, perché ho fatto una fatica boia-ladra e mi son pure beccato una strusciata di stroppa.

 


 
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