apologie e apostasie di un trepido

"The inflated style is itself a kind of euphemism."
George Orwell


se credi che i post siano troppo lunghi, qui trovi il mio pensiero in sintesi

martedì, gennaio 10, 2006

Avvertenza: il racconto che segue è gia apparso in maggio su questo rispettabile blog. La versione attuale, tuttavia, appare nettamente diversa dalla prima stesura, risentendo inevitabilmente degli echi delle mie ultime letture (cavie di Palanhiuck o come cazzo si scrive -Palacoso, direbbe Tulipani- e Lunar Park di Bret Easton Ellis). Oltre ad alcune modifiche, ho apportato delle aggiunte, soprattutto nell'aggettivazione e nelle descrizioni, rimpinguando un testo che, pur sembrandomi abbastanza accettabile per alcune intuizioni e per l'organizzazione complessiva, mi disgustava per l'eccessiva esilità.





L'autostoppista

-Senti, non è che mi daresti un passaggio?- disse lui di fronte alla
serranda abbassata del pub in cui ci eravamo conosciuti, masticando qualche
consonante, strascicando le vocali.
Che cosa mi costava, alle quattro del mattino, essere gentile con una
persona chiaramente più debole di me? Trenta euro all'autolavaggio? Il
rischio maggiore, che comunque avrei anche potuto accettare di correre, era
quello che mi vomitasse in macchina, sbronzo com'era. Avevo bisogno di
riflettere, soppesare i pro e i contro, benché apparisse certo che di
benefici, da quell'opera pia, non ne avrei ottenuti. Riflettei sulla parola
'Sbronzo', indugiai su quel suono. Sbronzo. Fosse stata una Sbronza a
farfugliare la stessa innocua richiesta, le avrei detto -Ma certo, salta
su!-, senza esitazioni, sfoderando un sorriso arrapato. Eppure, la mia ex
beveva per disperazione e spesso sveniva. Quando non sveniva, vomitava.
Vomitava anche dopo aver ripreso i sensi e, dato che le ero sempre accanto,
devoto come un bastardino al padrone, a rimetterci erano i miei vestiti.
Così mi toccava mentire a mia madre e degradarmi, rinfocolando i suoi timori
che fossi alcolizzato, e confessarle che lo stomaco rivoltatosi come un
guanto sui pantaloni era il mio. Perché il vomito non ha sesso. Mica potevo
dire a mia madre che lei, Laura, la piccola Laura, Laura l'artista, Laura
che forse è troppo magra, si sbronzava da schifo, peggio di un camionista di
Amburgo.
 -Bella roba,- avrebbe sicuramente ribattuto mamma.
 -Se beve è per colpa tua. Come fai a non capire che non le piaci? Allenta
la presa. Gira al largo. Taglia i ponti. Presto sarai tu a pagare per lei.
La tua salute. Non ci pensi alla tua salute?-
Invece, raccontandole che a vomitarmi sui jeans o sugli orribili US Navy,
imitazione a basso costo delle brache che indossano i SEALS, ero stato io,
mamma digrignava i denti perché potesse uscirle di bocca un -disgraziato!-
sibilante, non in italiano, però, in dialetto bresciano, che se lo senti
pronunciare da mia madre con i denti che stridono l'uno contro l'altro, quel
sibilo ti gela il sangue sul serio, pure se non sei suo figlio.
Va da sé che Laura la salute me la rovinò davvero.

-Aspetta che faccio manovra.- dissi, non appena il rimuginio si acquietò.
-Bene,- fece lui, e con passo incerto, si avviò verso la provinciale che
costeggiava il parcheggio sterrato e angusto della Bastiglia, delimitato da
alberi grossi e bassi, forse gelsi. "Bel nome per un pub", pensai,
rammaricandomi di ignorare i nomi delle piante.
L'avrei sistemato sul sedile posteriore, facendogli trovare un finestrino
aperto. Non c'erano altri passeggeri. Si trattava di buon senso: se sbocchi
dal sedile del morto, perché si sa che chi muore negli incidenti è quasi
sempre quello che sta di fianco al guidatore, il getto ti investe tutta la
fiancata. Se sbocchi da dietro, la rosa si restringe, così come lo spazio
esposto alla tempesta di fuoco. Andando abbastanza veloce, ci sono buone
probabilità che resti solo qualche minuscola macchia oblunga da far ripulire
all'autolavaggio, per trenta o quaranta euro, interni compresi.
Così mi siedo in macchina e metto in moto. Accendo i fanali. Mi guardo la
lingua nel retrovisore, che di sicuro è ricoperta da una patina biancastra,
maleodorante, insalubre. In realtà, più che guardarmi la lingua, mi
trastullo, facendo smorfie che mi stravolgono i lineamenti; mi derido
bonariamente, indirizzandomi boccacce. Il gioco delle smorfie mi dispone ad
un certo buon umore, rimpolpato dagli ultimi strascichi benevoli della
sbornia. E' una forma idiota di narcisismo, almeno credo, perché alla fine
del rito, mi sento perfino adorabile. Un attore che scalda i muscoli della
faccia e si immagina già divo. Magari non è un cazzo di nessuno e recita
bene solo davanti allo specchio.

Una notte, prima che la mia salute se ne andasse a puttane, Laura vomitò per
circa sei ore, emettendo rumori indescrivibili. Secondo me aveva già
sbattuto fuori il tossicume, mix di alcolici e psicofarmaci, durante i primi
tre o quattro conati, che erano stati impetuosi, torrenziali, per cui sono
quasi certo che passò le restanti 5 ore e cinquanta minuti a rigettare
saliva e "tuonare". Tuonare, già: era come se quell'affarino di 40 chili
fosse completamente vuoto e un mestolo, rigirato al suo interno, sbattesse
reboante contro pareti sottili di latta.  Ero seduto di fianco a lei, in
macchina, la stessa macchina di adesso, parcheggiata in un campo, e la tipa
se ne stava raggomitolata, con la testa che, suppongo, penzolava senza vita
dalla portiera aperta. Riuscivo a vederle la schiena, nuda fin quasi al
reggiseno, e un pezzetto di culo che si affacciava dai jeans strettissimi,
da fighetta. Non per vantarmi delle mie conquiste, rare per quantità e
qualità, ma aveva un culo strepitoso, da attacco di panico. Perciò me ne
stavo lì a sghignazzare in silenzio, immaginando che prima o poi, da quel
trancio di schiena magrissima con la lisca centrale in rilievo, seghettata,
sarebbe spuntata fuori la testa di un Alien.
 Dai rumori inenarrabili che udivo, infatti, era palese che una creatura
viscida e nera, un verme di due, forse tre chili venuto dallo spazio, con la
coda di drago e i tentacoli, le stesse raschiando le viscere, tuffando le
molteplici teste nei succhi gastrici, strappando con le molteplici bocche
brandelli di tessuti. La cosa mi sembrò straordinariamente buffa.
 Andò a finire che apersi la portiera dal mio lato e vomitai anch'io.
Sghignazzando.
Poi, dimostrandomi gratitudine per non averle fatto mancare il mio sostegno,
mi fece un pompino. Ma ricordo che non ci baciammo, neppure quando la
riaccompagnai a casa.

Mentre smanetto per abbassare il finestrino, ancorandomi con il braccio
sinistro al poggiatesta del sedile del morto, mi viene in mente, vuoi per lo
sforzo, vuoi per la difficoltà di mantenere il corpo in torsione, vuoi
perché il sangue mi va alla testa e il freno a mano o forse il cambio mi
urtano il bacino, vuoi per lo squittio della manovella; mi viene in mente
che il tipo che mi aspetta è uno stronzo. E' una rivelazione fulminea e
inspiegabile, quasi soprannaturale. Sicché faccio manovra, mi immetto sulla
provinciale e, a passo d'uomo, vado verso di lui. Mi convinco di essere
cattivo, un vero bastardo. Farei qualsiasi cosa perché lo stronzo,
rinfrancandosi dallo stordimento, percepisse me e la mia macchina come una
severa minaccia.
E' lì che barcolla in mezzo alla strada a cento metri di distanza, come
fosse sul ponte di una nave, mare forza duecento. Poi i tre specchietti
retrovisori, di concerto, mi rimandano una luce accecante. Lo spostamento
d'aria fa danzare la mia golf sulle sospensioni. Una jeep sparata almeno ai
trecento orari si è materializzata alle mie spalle (wow!), mi ha superato,
schivandomi di un pelo e fracassandomi i timpani, quasi avesse frantumato la
barriera del suono, infine si è avventata sull'ubriaco. Lo stronzo viene
colpito in pieno e catapultato in aria. Impiega almeno tre minuti per
atterrare sull'asfalto. La jeep, impazzita, va a spiattellarsi contro un
albero e si incendia all'istante. Wooom. Che figata, porca puttana!

Ad ogni modo, se avessi potuto raggiungere il tipo prima che finisse
maciullato, gli avrei sicuramente detto che io, sulla mia golf, non carico
gli stronzi.



 
Romanzieri.com ...ultime news
oggi
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
novembre 2007
ottobre 2007
agosto 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
novembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003

Agrodolce
Akin
All
Amaramente
Amelia Uan
Andy
Arthur Cravan
Brekane
CalMa
D&C
Dalla parte del torto
E.l.e.n.a.
Eddiemac
Ekatherine
Flounder
Gilgamesh
Giulio Mozzi
Herzog (Effe)
Junior
Kairos
La contadina Mk
La lingua a naso (Tulipani II)
Malraed
Marika
Michele Capotreno
Michele Nam
Netta
Random
Reme
Settore
Seymandi
Shemale
TirNanOg
Tulipani
Ubikindred
Veglie di Mefisto
Vipera Venerea

Il Monastero

Asclepia
Brentano
Giona
Lucy

visitato *loading* volte

Valid HTML 4.01!

Giovanni Pisano; Giudizio Universale

follow me on Twitter