apologie e apostasie di un trepido

"The inflated style is itself a kind of euphemism."
George Orwell


se credi che i post siano troppo lunghi, qui trovi il mio pensiero in sintesi

giovedì, maggio 04, 2006

-E' tutto così confuso, arruffato, sconclusionato... Lei scrive in modo incomprensibile!-

-E' lei che dovrebbe sforzarsi di leggere più chiaramente!-

(dialogo tra professore e alunno, 1994)

Saggio romanzato sulla dialettica servo-padrone in Hegel

-Si gratta spesso?-

-Compulsivamente! Guardi la pancia...-

-Già. Un vero e proprio eccidio, oserei dire.-

Trascorsa una notte agitata, con i se i ma e i probabilmente a rigirarsi nel letto insieme a lei senza sosta, Simona si era finalmente decisa ad accompagnare Sarah dallo psicologo. L'appuntamento era stato fissato per telefono un mese prima, ma il tono condiscendente del medico, sprigionandosi mellifluo dal ricevitore a imbibirle l'orecchio d'un muco zuccherino, non era affatto piaciuto a Simona, che, riaggiustata la cornetta, già assaporava il piacere effimero che avrebbe gustato appieno nel momento in cui avrebbe disdetto la seduta. Ma dato che tale disdetta non sapeva deliberare, a pochi giorni dalla scadenza, ancor più appetitoso era sembrato a Simona, che per placarsi millantava tra sé e sé un furbesco attendismo da stratega, il pensiero d'infischiarsene e dare buca all'antipatico dottore senza preavviso. Placarsi è corretto. Il senso di colpa, infatti, spingeva e premeva, tanto più che il malessere di Sarah s'acuiva sotto i suoi occhi con l'inasprirsi dell'eccentricità di atti e comportamenti, spesso teatrali, di cui Sarah si serviva per manifestare quel malessere stesso e il dramma che ne scaturiva. Sicché, quella mattina, zittito il rimbrotto della sfiducia guardinga che prude e infastidisce e con l'ausilio della gabbietta che Simona stringeva a sé protettiva, le due pigliarono l'autobus che fermava giusto a uno sputo di distanza dallo studio del dottor Salieri. Lo psicologo non aveva perso quel tono di compassionevole gentilezza, notò Simona annunciandosi al citofono, e non lo perse neppure quando, sulla soglia, salutò prima e fece di poi accomodare con un giro di salamelecchi, le due pazienti impazientite.

-Posi pure la gabbia sulla scrivania e liberi quella povera bestiola. Il viaggio deve averla spaventata;- disse Salieri sprofondando nella poltrona, circondato dal cattivo odore che cinque pitali riempiti di sabbia e disposti a mo' di cerchio sulla moquette maculata spargevano in tutto lo studio. Simona, ancora in piedi vicino alla porta, le braccia distese lungo i fianchi e Sarah che penzolava un poco di concerto con il serraglio, simile alla cartella d'uno scolaretto, guardò le tendine che oscillavano mollemente sospinte da una brezza fine, e ricordò d'essere al quarto piano. -Non sarà meglio chiudere? Sarah è molto impulsiva e imprevedibile, non vorrei si lanciasse dalla finestra.-
Il dottore si rivolse direttamente a Sarah, che sgranò gli occhi, indietreggiando di quel poco e niente che poteva. -Mediti di buttarti, piccolina?- fece Salieri, con accenti di melensa ironia. Sarah non rispose. -Liberi la bestiola, non c'è nulla da temere;- aggiunse il medico, sempre rivolto alla gatta. Avvicinandosi alla scrivania, Simona, com'era prevedibile, inciampò in uno dei pitali, che rovesciandosi, lasciò che dalla sabbia piccoli involtini nerastri, che d'ora in avanti chiameremo merda, spuntassero fuori come tuberi preziosi, eccezionali per il risotto. Sarah, dal canto suo, non appena fu sollevata la grata della cella, dalla scrivania spiccò un salto, andandosi a posare al centro del pentacolo.

 

continua tra un paio d'ore... 


 
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Giovanni Pisano; Giudizio Universale

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